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Veneto 2016 in numeri: meno abitanti, più anziani e più startup

Pubblicato il 15 luglio 2016 in Economie, Infrastrutture, Innovazione, Veneto

Samantha Cristoforetti)  

Un Veneto che per la prima volta dal 1960 si spopola, e con abitanti sempre più vecchi. Che ha più autostrade della media italiana, ma meno strade statali, traffico aeroportuale in crescita e dove il tasso di occupazione è di sette punti superiore alla media nazionale. È la fotografia scattata dal Rapporto Statistico 2016 curato dal Sistema statistico della Regione Veneto e presentato a Padova, al centro culturale Altinate San Gaetano dal presidente della Regione Luca Zaia.

Veneto 2016: popolazione in calo, età in crescita

Dal 1960 in poi era sempre andata all’insù la freccia della popolazione veneta: per la prima volta nel 2015 è diminuito il numero dei residenti: 4 milioni 915mila 123 persone, oltre 12mila in meno rispetto all’anno precedente, «come se si fossero “persi” tre comuni di circa 4.000 abitanti l’uno (si consideri che il 50% dei comuni veneti ha meno di 4.500 residenti)» fa notare Maria Teresa Coronella, direttrice del Sistema statistico regionale.

Meno nati (dai 9,8 per mille abitanti del 2008 agli 8 del 2015) e più mortalità dovuta soprattutto agli ultra ottantenni, e che viene collegata alle temperature estive particolarmente elevate. La popolazione immigrata (il 10,4% del totale) non basta più a compensare il decremento demografico, anche perché fra le donne immigrate residenti in Veneto il numero dei figli in media è sceso da 2,71 nel 2008 a 2,08 nel 2014, mentre fra le donne con cittadinanza italiana residenti in regione è pari a 1,3 figli a testa.

Dal Veneto 2016 giovani se ne vanno: negli ultimi sei anni il numero degli under 34 che hanno deciso di lasciare il Veneto è salito del 44 per cento (e globalmente sono pochi anche gli italiani che si spostano in Veneto da altre regioni). E intanto si riducono le iscrizioni in anagrafe dall’estero. I vecchi crescono di numero – il 22 per cento della popolazione ha più di 65 anni, nel 2060 in Veneto tre su dieci saranno anziani – e si impoveriscono, con metà degli assegni che non arrivano a 1000 euro al mese. I pensionati sono in proporzione meno della media nazionale: 63 ogni 100 occupati, contro i 72 italiani, e una spesa in pensioni pari al 14,6% del Pil (terzultima fra le regioni).

Il Veneto centrale, una strana “metropoli”

Tra Venezia, Treviso, Padova, Vicenza e Verona, la fascia centrale della regione, vive il 40,3% della popolazione. Un agglomerato che fa da “magnete” attraendo il 26% in più dei residenti ogni giorno, 2,5 milioni di pendolari che si spostano per studio e per lavoro. Le conseguenze sono arcinote sulla salute degli abitanti: l’inquinamento da Pm 10 e Pm 2,5 in quelle città raggiunge i massimi in Italia. Anche se, si legge nel report statistico della Regione, dal 2005 al 2010 le concentrazioni sono risultate in calo del 23%. In questa strana “metropoli” diffusa si trovano 3,9 milioni di veicoli, di cui 3 su 4 sono autovetture. E che hanno a disposizione più autostrade della media nazionale (3 km ogni 100 km quadrati contro 2,2 km della media italiana). Ma meno strade statali provinciali e comunali: 53,6 km di asfalto ogni 100 km quadrati, 5 in meno dell’Italia nel suo complesso. Gli incidenti nel 2014 sono stati 14mila, con 325 morti e 19.500 feriti, con un costo sociale di 1,5 miliardi di euro.

Per quanto riguarda le ferrovie, la rete conta su 6,8 km per 100 km quadrati, il 63% dei quali elettrificato, e il 48% a doppio binario. Numeri in linea con il resto del Paese. È in aumento il traffico aeroportuale, che nel 2015 ha visto crescere del 5 per cento il movimento di aerei e del 3,8 per cento il numero di passeggeri in transito nei tre scali di Venezia, Treviso e Verona. I porti nel 2015 registrano una ripresa, invertendo il ciclo negativo 2008-2014. Contribuisce il confermato primato del Veneto nel turismo con oltre 17 milioni di arrivi nel 2015, e una spesa turistica che nel 2015 ha raggiunto gli 11 miliardi e mezzo di euro (di cui 5,2 miliardi da turisti stranieri), valore pari all’intero bilancio della Regione Veneto.

Economia e l’export che tira

Nel 2015 i dati economici hanno mostrato segnali di ripresa. Il Pil è cresciuto dell’1 per cento (un po’ più della media nazionale) e dopo sette anni la disoccupazione giovanile ha segnato un battuta d’arresto fermandosi al 24,7 per cento. Il bilancio occupazionale per il Veneto è migliore del resto del Paese: il tasso di occupazione è del 63,5 per cento, 7 punti sopra la media nazionale, e il tasso di disoccupazione (6,8 per cento) è poco più della metà della media nazionale (12,1%). Di segno positivo anche l’export che nel 2015 il Veneto ha superato i 57 miliardi di euro, con un incremento del 5,3 per cento rispetto al 2014. Trainato dai prodotti ottici, i beni della manifattura di qualità e l’agroalimentare, dove il Veneto, soprattutto con i suoi vini e spumanti, è leader tra le regioni.

Conforta il numero delle startup innovative: sono 380 in Veneto, con un aumento del 50 per cento nell’ultimo anno, e il tasso di innovatività nelle imprese fa del Veneto la seconda regione d’Italia. La forza “tradizionale” dei 17 distretti industriali invece rappresenta il 16 per cento delle imprese presenti nel territorio, oltre un quinto degli occupati e il 25 per cento del fatturato estero.

Rete: tre imprese su quattro hanno un sito web

Il Veneto 2016 e internet: il 68 per cento dei residenti si connette regolarmente alla Rete; tre su quattro, fra le 437 mila imprese venete hanno un sito aziendale, quasi la metà utilizza l’e-commerce. Sono percentuali superiori alla media nazionale. L’Agenza digitale della Regione mira a portare la banda ultralarga ad almeno l’85 per cento della popolazione entro il 2020, investendo quasi 400 milioni di euro, tra fondi nazionali e comunitari.

Foto: via Twitter @AstroSamantha Samantha Cristoforetti

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