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BpVi, la Procura: ipotesi associazione a delinquere

Pubblicato il 1 marzo 2016 in Credito, Vicenza

Banca Popolare di Vicenza  

La Procura berica allarga l’inchiesta sulla Banca Popolare di Vicenza. Secondo quanto si apprende dall’Ansa, ci sarebbero due nuove ipotesi di reato attorno a cui gli inquirenti stanno lavorando, l’associazione a delinquere e il falso in bilancio. Per il procuratore di Vicenza Antonino Cappelleri «ci troviamo di fronte ad una organizzazione strutturata, la Banca, all’interno della quale alcune persone avrebbero operato, con una struttura gerarchica e ben organizzata, per mettere a segno un numero indefinito di reati».

Almeno 600 denunce per truffa

All’Ansa Cappelleri ha aggiunto un dato interessante: in tutto sono almeno 600 gli azionisti che hanno fatto denuncia per truffa «Ci troviamo con almeno 500 casi di azionisti che lamentano di essere stati truffati, e a questi numeri bisognerà quasi certamente aggiungere gli altri 100 che sono stati depositati alla procura di Udine – ha detto il procuratore – È per questo motivo che ho chiesto alla Corte d’Appello di assegnare a Vicenza un magistrato distrettuale, che possa essere applicato all’esame di ogni singola posizione e all’iscrizione di eventuali responsabili. Si tratta di un lavoro che non si può ragionevolmente pensare di concludere prima di un anno».

Coordinamento con le altre procure

Nel frattempo un’indagine parallela aperta a Prato ha portato ad indagare 7 persone per ipotesi di reato che vanno dalla truffa all’estorsione. «Con la Procura di Prato – ha spiegato Cappelleri – è in atto da tempo un coordinamento molto stretto. Alcune querele sarebbero state presentate e iscritte prima dell’apertura della nostra indagine, radicando quindi la competenza a Prato. Credo che alla fine saremo costretti a tenere separati i due filoni di inchiesta, anche se finiranno per fare riferimento, almeno in parte, alle stesse persone».

L’inchiesta, affidata dal procuratore Antonino Cappelleri ai sostituti procuratori Luigi Salvadori e Gianni Pipeschi, aveva avuto inizio nel 2015 con la perquisizione, avvenuta il 22 settembre da parte della Guardia di Finanza, degli uffici centrali di via Battaglione Framarin ma anche di sedi a Milano, Roma e Palermo. Aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza le ipotesi di reato per le quali risultano indagate sei persone fra cui l’ex presidente dell’istituto Gianni Zonin e l’ex ad Samuele Sorato.

Altre inchieste che riguardano la gestione della banca sono nel frattempo state avviate dalla Procura di Prato, da quella di Udine. Il 24 febbraio il direttore generale di BpVi Francesco Iorio ha depositato un esposto alla Procura di Vicenza incentrato su una serie di operazioni finanziarie portate a termine dal precedente management.

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