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Popolare di Vicenza, indagati anche dipendenti

Pubblicato il 11 dicembre 2015 in Credito, Vicenza

Banca Popolare di Vicenza  

Banca Popolare di Vicenza, si muove la procura di Prato: ieri Giuseppe Nicolosi, procuratore capo della città toscana, ha disposto perquisizioni nelle filiali della banca a Prato, Vicenza, Pistoia e Lucca. «Abbiamo offerto ed offriremo come sempre la nostra piena collaborazione alle indagini» il commento della banca. Gli inquirenti stanno cercando di stabilire se la sottoscrizione di azioni dell’istituto di credito durante l’aumento di capitale sia stata effettuata, da parte di alcuni imprenditori toscani, sotto la minaccia di una revoca degli affidamenti.

Indagati 7 dipendenti

La Procura di Prato ha formalmente indagato 7 dipendenti della Popolare di Vicenza, con mansioni direttive in 7 filiali toscane. L’ipotesi è che questi bancari abbiano messo in atto il reato di estorsione, obbligando all’acquisto delle azioni con la minaccia della revoca dei fidi. L’indagine è parallela a quella aperta dalla Procura di Vicenza, che contesta le ipotesi di reato di aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza, e vede indagati tra gli altri l’ex presidente Gianni Zonin, l’ex ad e direttore generale Samuele Sorato e il presidente di Confindustria Vicenza Giuseppe Zigliotto.

I sindacati: “Responsabili i vertici”

I sindacati Fabi First, Cisl Fisac e Cgil Unisin ribattono alle accuse e difendono i dipendenti della Banca Popolare di Vicenza accusati. «Non possiamo accettare che ricadano sui lavoratori oggi indagati le scelte gestionali e le responsabilità degli organismi deliberativi delle politiche aziendali – dicono i sindacati – Per prime queste sigle hanno richiesto a gran voce una azione di responsabilità nei confronti del cda e dei top manager che si sono resi responsabili di politiche aziendali fallimentari».

«Più volte – proseguono -, anche in tempi non sospetti, alla vigilia degli ultimi aumenti di capitale, siamo intervenuti duramente contro le politiche commerciali della banca con una esplicita diffida recapitata il 29 ottobre 2012 all’allora direttore generale Samuele Sorato dal mettere in atto prassi aziendali in palese violazione con le norme civilistiche che vietano alle società di “accordare prestiti e fornire garanzie per l’acquisto o la sottoscrizione di azioni proprie».

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