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Veneto Banca, nuovi vertici e obiettivo Bper

Pubblicato il 2 settembre 2015 in Credito, Treviso, Veneto

Veneto Banca  

Superato lo scoglio della semestrale di bilancio, che ha evidenziato un risultato netto in negativo per 213 milioni di euro, ai vertici di Veneto Banca si cambia.

Ecco la nuova squadra di Carrus

Il direttore generale Cristiano Carrus, che ha preso il posto del dimissionario Vincenzo Consoli, sceglie la sua squadra. Alla direzione risorse umane va Valeria Piccin, già responsabile delle politiche del lavoro, che prende il posto di Antonio Bortolan. Il ruolo di responsabile politiche del lavoro passa a Massimo Lembo, già responsabile della compliance, casella alla cui direzione viene posizionata Lucia Martinoli, che era capo della conformità normativa di gruppo. Infine Marco Micheli, responsabile della comunicazione istituzionale, va alla guida della comunicazione di gruppo ampliando la competenze a comunicazione interna, pubblicità e immagine.

Risponderanno al vicedirettore generale vicario Michele Barbisan la neo costituita divisione mercato Italia, affidata a Enrico Doni, già alla guida della direzione mercato retail, e la divisione banche estere e succursale di Bucarest, alla cui guida è stato nominato Paolo Mariani, attuale responsabile della direzione mercato private.

Dario Accetta alla guida di Banca Apulia

Aria nuova anche nelle società controllate: direttore generale di Banca Apulia è ora Dario Accetta, che finora era responsabile della direzione mercato corporate del gruppo. L’ex dg di Apulia, Paolo Massimo Murari, va a guidare in veste di direttore generale Claris Factor, società del gruppo specializzata nel factoring.

Fusione con una popolare già in Borsa

Arriva il commento dei sindacati Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin di Veneto Banca dopo un vertice il 31 luglio con presidente e direttore generale. Al centro, le strategie future che prevedono la trasformazione in Spa, obbligata dalla legge di riforma delle popolari, lo sbarco in Borsa e un aumento di capitale. Tutti passi finalizzati al “matrimonio” con un’altro istituto di credito: i contatti sono fitti con Banca Popolare dell’Emilia Romagna, già quotata in Borsa.

Strategie ribadita dal dg Carrus ai sindacati, che così riportano in una nota: «Delle ipotesi previste nel piano industriale presentato lo scorso aprile, l’opzione principale diventa l’aggregazione con una banca cooperativa quotata in Borsa valori – dicono Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin – Il gruppo proseguirà stand alone, con trasformazione in spa, quotazione in Borsa e aumento di capitale, solo nel caso in cui non si dovesse trovare una accordo con un altro istituto di credito. Sull’argomento il presidente ed il direttore generale hanno ribadito che sono in corso contatti e interlocuzioni con importanti players del sistema bancario italiano. Inoltre è stato precisato che le opzioni predette hanno già ricevuto il vaglio della Bce».

Sindacati: «Soci-dipendenti determinanti per le scelte future»

E qui i dipendenti, che sono anche azionisti della banca popolare con sede a Montebelluna, fanno sentire il loro peso e ricordano che ogni decisione del Cda deve poi passare sotto le forche caudine dell’approvazione dell’assemblea dei soci. Rievocano il lontano 1997, quando l’assemblea dei soci del 22 marzo respinse clamorosamente l’ipotesi di fusione con il gruppo San Paolo già deciso dai due Cda, ed elesse nuovi vertici di Veneto Banca.

«In quella assemblea, senza la presenza e la volontà dei soci-dipendenti, non si sarebbero potute respingere le decisioni già assunte dal Consiglio di Amministrazione di allora, su un’opzione che all’epoca tutti gli stakeholders non ritennero adeguata – ricordano le sigle dei bancari – In tutte le successive assemblee dei soci, l’apporto, la volontà, la presenza dei soci-dipendenti si sono sempre dimostrati determinanti. Nessuno si illuda che i dipendenti accettino passivamente scelte che non tengano conto dei loro interessi in materia di tutele e diritti del lavoro».

Il che si traduce nel «non disperdere le conquiste sindacali consolidate negli accordi via via negoziati in molti anni di contrattazione». Apertura invece ad un’analisi dei costi per «valutare attentamente chi, come e quali sacrifici andranno ripartiti».

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