I sindaci della Marca: «Più ore per i disoccupati ai lavori socialmente utili»

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Disoccupati ai lavori socialmente utili. I Comuni trevigiani chiedono a gran voce di poter utilizzare i lavoratori in stato di disoccupazione in lavori socialmente utili a beneficio della propria comunità. La richiesta di disoccupati ai lavori socialmente utili è emersa il 27 luglio nel corso dall’assemblea annuale dei Comuni della Marca Trevigiana. A lanciare la proposta è stata la sindaca di Maser, Claudia Benedos, proposta che l’assemblea ha condiviso e raccolto, dando mandato all’Associazione di coinvolgere le istituzioni competenti.

Disoccupati ai lavori socialmente utili, misura per «risollevare l’economia del Paese»

«A fronte di molte persone in stato di disoccupazione che beneficiano dei sussidi previsti per legge, i nostri Comuni stanno morendo per mancanza di risorse finanziarie e di personale – denuncia Mariarosa Barazza, presidente dell’Associazione Comuni della Marca Trevigiana -. In un momento in cui serve l’impegno di tutti per risollevare l’economia del Paese, poter impiegare chi beneficia dell’assegno di disoccupazione sarebbe un aiuto importante per le nostre comunità e, allo stesso tempo, un aiuto anche per chi non lavora e desidera sentirsi utile».

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La legge che regolamenta la Naspi prevede la possibilità di impiegare i beneficiari dell’assegno ma solo per 8 ore la settimana, mentre una volta, prima dell’attuale normativa, i LSU (lavoratori socialmente utili) potevano essere impiegati per 20 ore o a tempo pieno. Ci sono poi ora tutta una serie di adempimenti burocratici complessi che di fatto rendono i disoccupati non agevolmente utilizzabili dai Comuni. A complicare le cose c’è anche l’attuale fase di transizione dei servizi territoriali per l’impiego dal momento che i Centri per l’Impiego sono passati dalla Provincia alla Regione.

«Si tratta di ritarare e semplificare la normativa in vigore per rendere più appetibile da parte degli enti locali l’utilizzo di queste persone – spiega Barazza -. Non può essere che per il Comune l’investimento in termini di formazione e adempimenti burocratici sia più oneroso dei benefici che possa trarre da queste persone. Bisogna al più presto rivedere normativa e procedure». Le mansioni in cui i Comuni hanno la necessità di impiegare i lavoratori socialmente utili sono molte, dal lavoro di ufficio alle piccole manutenzioni, dalla gestione del verde pubblico alla custodia degli edifici, alla sorveglianza scuolabus.

L’Associazione Comuni interesserà i parlamentari eletti nella provincia di Treviso perché si adoperino per rendere possibile un’operazione che porterebbe grandi benefici alle nostre comunità.

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