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“Così non si lavora”: giovani in tenda contro la precarietà

Pubblicato il 12 Giugno 2019 in Lavoro, Vicenza

 

Tende piantate per una notte in piazza Castello, in centro a Vicenza, per pretendere migliori condizioni di lavoro e un freno al lavoro sottopagato e a termine. I promotori dell’inedita protesta, che andrà in scena venerdì 14 giugno dalle ore 21, è un gruppo di attivisti che si fa chiamare “Giovani con esperienza” e che in piazza porterà, oltre a tende e materassini, storie di ordinaria precarietà.

«Siamo stufi di lavorare in nero, precari, sottopagati. Non chiediamo niente di più del rispetto che ci guadagniamo ogni giorno sul nostro posto di lavoro. Unisciti a noi, fai sentire la tua voce». Così i “Giovani con esperienza” hanno scelto di lanciare il primo appuntamento nel capoluogo berico tramite il tam tam sui social (qui la loro pagina Facebook), ma anche con una serie di volantinaggi “vecchia scuola” in stazione e nelle zone residenziali.

Il gruppo si riunisce ogni venerdì sera ed ha elaborato un documento con cinque richieste che chiamano in causa il sistema economico e politico del Paese.

Le cinque richieste dell'”accampada” sul lavoro

Prima richiesta: «Un contratto e un salario dignitoso per tutti: stop al lavoro nero, ai tirocini non pagati, ai contratti pirata, alle partita iva finte. Si applichino a tutti i contratti nazionali “sani” firmati dai grandi sindacati». Numero due: «Donne e uomini, stesso lavoro, stesso stipendio: non è più accettabile che le donne vengano pagate il 16% in meno degli uomini per svolgere stesso lavoro».

La terza richiesta del programma recita: «Un milione di posti di lavoro nell’economia sostenibile: in Italia ci sono 6 milioni di disoccupati e inoccupati, energie che potrebbero essere usate per rendere la nostra economia veramente verde». La quarta chiede di condividere i frutti dello sviluppo tecnologico: «Lavoriamo meno, lavoriamo tutti: l’automazione rende sempre meno necessario il lavoro umano, non ha più senso lavorare così tanto».

Quinto e ultimo punto guarda a un futuro sempre più incerto: «Abbiamo diritto ad andare in pensione: la pensione diventa sempre più un miraggio per chi lavora, è tempo di stabilire un’età massima dopo cui nessuno può essere obbligato a lavorare per sopravvivere». «Siamo disposti a tornare in piazza ogni venerdì finché non verremo ascoltati» giurano i promotori.



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