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Crack banche venete, ecco su cosa si dividono Bankitalia e Consob

Pubblicato il 10 novembre 2017 in Credito, Treviso, Vicenza

Consob Banca d'Italia  

Scontro a distanza fra i vertici di Bankitalia e Consob sul crollo di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca. Non è stato un incontro all’americana, ma davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulle crisi bancarie ieri 9 novembre hanno parlato a poche ore di distanza Angelo Apponi, direttore generale della Consob, e Carmelo Barbagallo, capo della vigilanza della Banca d’Italia.

Hanno riportato ai parlamentari due versioni diametralmente opposte dei fatti: per il dirigente dell’autorità di vigilanza i problemi nei bilanci delle ex popolari venete non furono segnalati con chiarezza dagli ispettori di Palazzo Koch, mentre per il capo della vigilanza l’allarme fu dato.

In particolare lo scontro si è acceso sull’interpretazione della lettera che il 25 novembre 2013 la Banca d’Italia segnalava in due pagine le criticità emerse dall’ispezione a Veneto Banca. La lettera diceva, fra le altre cose, che il prezzo dell’azione della banca di Montebelluna fosse «incoerente e costantemente crescente». Per Barbagallo le indicazioni erano «più che sufficienti per far scattare un allarme dell’altra autorità», cioè la Consob. La quale, afferma il capo della vigilanza di Bankitalia, per avere approfondimento «poteva chiedere a noi e non lo ha fatto».

Del tutto diversa la versione di Angelo Apponi: «Ci viene detto che il prezzo è alto – mette a verbale riferendosi alla missiva del 2013 –. Altro è quello che leggiamo nel verbale ispettivo, che riceviamo nel 2015, dove si dice che la metodologia di calcolo del prezzo è irrazionale e ci sono dei vizi. L’informazione è significativamente diversa».

Su una cosa Barbagallo e Apponi hanno concordato: i protocolli che regolano le comunicazioni fra le due autorità possono e devono essere migliorati. Meglio tardi che mai.

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