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Veneto Banca, la Cgil di Treviso: No a fusione con BpVi

Pubblicato il 10 maggio 2016 in Credito, Lavoro, Treviso

Sede di Veneto Banca  

La Cgil di Treviso interviene sulla crisi di Veneto Banca dopo l’elezione del nuovo cda guidato da Stefano Ambrosini. A parlare è il segretario generale della Cgil della Marca, Giacomo Vendrame, che esorta la classe imprenditoriale di Treviso a credere nel rilancio della banca, e pronuncia una netta bocciatura verso le ipotesi di una fusione con Banca Popolare di Vicenza.

«L’accertamento delle responsabilità in capo al vecchio gruppo dirigente – dice Vendrame – e una maggiore trasparenza relativamente alle decisioni e ai percorsi intrapresi in passato, e che hanno determinato tale drammatica situazione, ma anche in merito alle azioni e strategie future che la nuova guida di Veneto Banca vorrà mettere in campo, rappresentano la base imprescindibile sulle quale ricostruire il rapporto di fiducia tra l’istituto di credito montebellunese, soci, risparmiatori e territorio. Sono questi i principi per procedere con l’aumento di capitale sociale».

Cgil: Fusione Veneto Banca – BpVi? Solo nuovi esuberi

Giacomo Vendrame

Giacomo Vendrame

Per il segretario trevigiano Cgil la Marca «ha registrato l’ennesimo caso di sistema capitalistico viziato e che deve trovare ancora una volta, la fiducia, la forza e lo slancio per costruire, con etica e trasparenza, nuove prospettive di sviluppo finanziario ed economico, ma soprattutto sociale».

Ma in tutto questo va evitato l’epilogo della BpVi, con il flop dell’aumento di capitale e l’arrivo del Fondo Atlante che ha preso il controllo dell’istituto: «Se all’aumento di capitale si giungesse attraverso il Fondo Atlante, si configurerebbe potenzialmente uno scenario quanto mai preoccupante, quale la fusione dei due istituti di credito veneti. Una strada che porterebbe dritta all’aumento del già cospicuo numero di esuberi previsti e, per effetto della sovrapposizione dei bacini di clienti finanziati dalle due banche, in particolare le aziende, all’inasprimento della stretta creditizia, dunque alla contrazione degli investimenti nei diversi settori produttivi».

“Gli imprenditori non facciano finta di niente”

L’alternativa auspicata da Vendrame è il successo dell’aumento di capitale che deve «portare con sé rilancio sia della banca sia di quel sistema produttivo e di investimenti che l’ha resa grande». Poi l’appello agli uomini d’impresa: «La classe imprenditoriale locale non può fare finta di niente, lamentandosi poi a giochi fatti, ma deve incidere perché ciò avvenga. Si dimostri che si vuole ancor investire sul territorio. Questo rappresenterebbe l’unico riscatto per i soci, per gli imprenditori e per i trevigiani, un riscatto tangibile con il quale tutti gli altri finanziatori dovrebbero fare i conti, incluso il Fondo Atlante. Una risposta di credibilità e responsabilità alle speranze tradite di tanti piccoli risparmiatori. Se questo non avverrà, anche quei timidi segnali di ripresa che dallo scorso anno si intravedono verranno presto perduti e il sistema rischierà un nuovo rallentamento se non addirittura un crudo tracollo».

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