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Veneto Banca, Bolla attacca lista soci: “Hanno 520 milioni di debiti”

Pubblicato il 4 maggio 2016 in Credito, Treviso

Pierluigi Bolla  

Un destro così, a tre giorni dal suono della campanella di fine match, rischia di mettere ko. A sferrare l’attacco è Pierluigi Bolla, presidente (e ricandidato) di Veneto Banca che, a poche ore dall’assemblea dei soci di sabato 5 maggio che eleggerà il nuovo cda, spara a zero sulla “lista soci”, che a Bolla e all’ad Cristiano Carrus vuole dare il benservito. L’arma è una lettera inviata ai soci di Veneto Banca, dove si fanno i conti in tasca ai candidati della lista rivale, promossa dalle associazioni Per Veneto Banca e Associazione azionisti di Veneto Banca: «Dai dati disponibili presso il vostro istituto – si legge nella missiva – risulta che la maggioranza (51 nominativi) dei soci presentatori della Lista Soci sono o fanno parte di gruppi economici clienti (debitori in taluni casi per importi anche significativi) della banca. In particolare, tali soggetti sono riconducibili a gruppi economici esposti nei confronti della banca per un importo aggregato che supera i 520 milioni di euro». Le associazioni rivali hanno replicato con una dura nota annunciando azioni legali.

Poi un’altra bordata. «In alcuni casi, l’esposizione dei presentatori della lista, in proprio o nell’ambito del
medesimo gruppo economico di appartenenza, riguarda crediti deteriorati» continua la lettera spedita a tutti i soci, «in altri casi, si tratta di posizioni che, per criticità e anomalie di diversa gravità, si trovano classificate in osservazione/vigilanza (direttamente o con posizioni del gruppo). In concreto, il totale dei crediti relativi ai gruppi economici riconducibili a presentatori della lista che presentano anomalie ammontano a € 393 milioni, di questi l’ammontare a livello di gruppo che presentano crediti deteriorati è pari a € 262 milioni (circa il 50% del totale dell’esposizione aggregata dei presentatori della lista)».

“Azioni acquistate con finanziamenti di Veneto Banca”

La lettera prosegue: «Risulta che azioni riconducibili ai soci presentatori sarebbero state acquistate utilizzando finanziamenti concessi dalla banca stessa». Si tratta di 13 soci le cui azioni, 460mila 353 in tutto, sono state «scomputate dal patrimonio di vigilanza» perché secondo la Bce l’acquisto delle quote è irregolare proprio in quanto avvenuto grazie al finanziamento della banca stessa.

«Infine, si segnala anche il dato complessivo dell’esposizione riferibile agli aderenti all’associazione “Per Veneto Banca” (la sola delle associazioni l’elenco dei cui aderenti è, come detto, noto alla banca). Si tratta a livello di gruppo di 958 milioni di Euro, di cui 730 milioni rappresentata da crediti problematici, inclusi crediti deteriorati per 382 milioni».

La replica: “Lista soci” non è espressione delle associazioni

Pronta la replica dell’associazione Per Veneto Banca, che distingue la lista soci dal ruolo delle associazioni stesse: «Le due associazioni, “Per Veneto Banca” e “Associazione Azionisti Veneto Banca”, sono nate nel 2015 come risposta ad una preoccupazione crescente per la cattiva gestione della banca ed insieme rappresentano 1.390 soci che hanno sottoscritto euro 300-350 milioni di capitale – in alcuni casi i risparmi di una vita» si legge in una nota inviata in replica alla lettera di Bolla.

«La “Lista Soci” non è espressione delle associazioni – prosegue la replica – che non possono in alcun modo condizionare il voto dei propri membri, ma di soci, alcuni di questi anche membri delle associazioni, che hanno a cuore il futuro della Banca e sono preoccupati per i propri risparmi. La Banca versa in condizioni critiche, sotto i fari puntati della Bce. Il nostro obiettivo nel supportare la Lista Soci è di portare rapidamente le migliori competenze al vertice, con una duplice intenzione: eseguire efficacemente e senza ulteriore indugio il piano concordato con le autorità e mettere in campo tutte le azioni necessarie post risanamento per  un pronto rilancio dell’istituto. Tutto questo con un fine molto semplice: evitare che gli azionisti si trovino con carta straccia in mano, come è appena successo a quelli della Vicenza».

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