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BpVi e le altre, sul Corriere mappa delle banche venete in crisi

Pubblicato il 23 maggio 2016 in Credito, Padova, Treviso, Veneto, Venezia, Verona, Vicenza

banche venete federico fubini corriere della sera  

“Il male oscuro del Veneto: quelle tredici banche in crisi” è il titolo del reportage firmato da Federico Fubini sul Corriere della Sera di oggi 23 maggio 2016. Una pagina intera (qui online) dedicata alle tante crisi bancarie della regione, con richiamo evidente in prima pagina. Un viaggio che parte da Montagnana, in provincia di Padova, dove ha sede la banca di credito cooperativo CrediVeneto, che due settimane fa è stata liquidata e rilevata da Banca Sviluppo.

«A Montagnana abitano 3.700 famiglie e avevano comprato le azioni della banca 6.400 risparmiatori e 1.500 imprese – scrive Fubini –. Lo hanno fatto a prezzi gonfiati. Spesso lo hanno fatto dopo che CrediVeneto ha offerto credito a condizioni agevolate a chi poi ne avesse comprato le azioni, in sostanza praticando le stesse ricapitalizzazioni posticce di cui la Popolare di Vicenza è il caso più celebre. Non il solo, specie da queste parti».

Federico Fubini

Federico Fubini

Il Veneto, scrive il giornalista economico del Corriere, «sembra colpito da un virus che mina le banche con un’intensità senza paragoni. Ci sono almeno tredici istituti con storie diverse, tutte però segnate dai sintomi di un male oscuro che investe una delle aree più dinamiche d’Italia. Alla Popolare di Vicenza e a Veneto Banca sono stati imposti aumenti di capitale senza i quali sarebbe fallite. Il Banco Popolare di Verona copre talmente male i suoi prestiti inesigibili che questi, al netto delle riserve messe da parte per compensarli, sono in proporzione più alti di quelli del grande malato Montepaschi; oggi Verona è obbligata a una fusione alla pari con la Popolare di Milano, più piccola, e prima dovrà rafforzarsi. Non mancano poi casi più piccoli, spesso nel credito cooperativo».

Credito +125%, ma l’economia cresce di un terzo

Secondo Fubini queste crisi endemiche sono il frutto di vent’anni di bolla creditizia, con prestiti “facili” alle imprese della regione, una prassi che oggi presenta il conto. Una bolla che esplode in modo simile a quanto accaduto alla Spagna e all’Irlanda, economie dinamiche della zona euro che dopo una crescita impetuosa hanno subito una battuta d’arresto altrettanto forte con l’arrivo della crisi economica.

«Con l’avvio della moneta crollano i tassi d’interesse e il credito alle imprese nella regione esplode fra il 1999 e il 2001 da 47 a 107 miliardi, a prezzi correnti: il Veneto pesa meno di un decimo dell’economia italiana eppure concentra più di un decimo dei prestiti descrivibili come “produttivi” – si legge nell’analisi di Fubini –. Il problema è che non lo sono, non sempre. Mentre il credito alle imprese venete compie un balzo del 125% nei primi dodici anni dell’euro (sempre a prezzi correnti), l’economia cresce appena del 39%. Ogni euro di prestiti ai produttori genera un reddito sempre minore. È il sintomo di una bolla e della qualità insufficiente degli investimenti, di cui il Veneto è solo un emblema nel Paese. La regione più dinamica diventa per l’Italia ciò che la Spagna o l’Irlanda sono state nell’area euro, prima che fossero salvate».

Veneto: le 13 banche in crisi

La mappa della crisi bancaria del Veneto, nel reportage sul Corriere della Sera, mostra 13 banche che negli ultimi anni hanno affrontato crisi, fusioni e accorpamenti. Eccole: Bcc Marostica (incorporata da Banca Popolare dell’Alto Adige), Veneto Banca (rischio patrimoniale Rafforzamento imposto da Bce), Popolare di Vicenza (rischio patrimoniale Rafforzamento imposto da Bce), Banca del Veneziano (commissariata), Banca Padovana (salvata dalla Bcc di Roma), Credito Trevigiano (commissariata nel 2014), CrediVeneto (liquidazione coatta amministrativa maggio 2016), Banco Popolare (fusione con Bpm. Aumento di capitale imposto da Bce), Bcc Monastier (commissariata nel 2012), Banca della Marca (ispezione Bce e dimissione di parte dei vertici), Bcc Euganea (acquisita da Banca Sviluppo), Antonveneta (all’origine della crisi Mps), Banca Atestina (salvata dalla fusione con Banca Prealpi).

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