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BpVi, Cariprato e Cariverona fredde sull’aumento di capitale

Pubblicato il 18 marzo 2016 in Credito, Verona, Vicenza

Cariprato Cassa di Risparmio di Prato  

Banca Popolare di Vicenza, Cariprato e Cariverona si smarcano dall’aumento di capitale. E restano, almeno per il momento, fredde sul nuovo corso inuagurato dall’assemblea straordinaria e per molti versi storica che il 5 marzo ha cambiato il volto dell’istituto di credito trasformandolo il Spa. Ora arriva la fase due: l’aumento di capitale da 1,5 miliardi, approvato dall’87,15% dei soci in assemblea. La seconda metà di aprile è il momento chiave in cui il management guidato dal dg Francesco Iorio ha intenzione di far partire la raccolta. Fra gli investitori istituzionali papabili per aderire ci sono sicuramente le fondazioni bancarie. Due di queste, però, al momento stanno alla finestra.

Cariprato non aderisce

Fabia Romagnoli

Fabia Romagnoli

A Prato, zona di forte insediamento della BpVi dopo che nel 2010 la Cassa di Risparmio di Prato è stata incorporata nel gruppo veneto, la Fondazione Cariprato ha intenzione di non aderire. Il 16 marzo, riporta Il Tirreno, il tema è stato al centro di un consiglio d’indirizzo della fondazione toscana, socia della banca, che è orientata – almeno per il momento – a non aderire all’aumento.

Un orientamento, questo, che già si era espresso il 3 marzo quando, in vista dell’assemblea, il consiglio guidato dalla presidente Fabia Romagnoli aveva deliberato di votare a favore della ricapitalizzazione, ma specificando di aver voluto così «esclusivamente tutelare i diritti propri della Fondazione e quelli di tutti gli azionisti e clienti della banca, senza che ciò, al momento, implichi alcuna adesione al prospettato aumento di capitale».

Di più, la Cariprato ha dato mandato a uno studio legale di Milano per valutare i margini di manovra per un’eventuale azione legale contro BpVi: infatti il crollo delle azioni, passate da un valore di 62,5 a soli 6,3 euro (prezzo di recesso) in un anno, ha avuto un impatto pesante sul bilancio dell’ente toscano, facendo passare il valore delle sue azioni da 21 a 2,2 milioni di euro (su circa 70 milioni di patrimonio complessivo dell’ente). La fondazione nel frattempo aveva provato a vendere metà del proprio pacchetto azionario (che oggi vale lo 0,35% del capitale), operazione poi bloccata dal “congelamento” delle azioni dovuto ai controlli della Bce, alla necessità di migliorare la situazione patrimoniale e a tutto ciò che ne è seguito.

Cariverona coi piedi di piombo

Alessandro Mazzucco

Alessandro Mazzucco

Si muove coi piedi di piombo anche la Fondazione Cariverona, che non ha ceduto alle richieste di Veneto Banca e di Banca Popolare di Vicenza, né al pressing dei grandi soci della banca riuniti nell’associazione Futuro 150, che il 2 marzo hanno incontrato il neopresidente della fondazione Alessandro Mazzucco. Che per il momento, con il suo cda, resta assai freddo. Il 4 marzo il consiglio di amministrazione si è riunito nella sede scaligera di via Forti e, in sostanza ha deciso di non muoversi su questo fronte.

«Sul fronte dei mercati finanziari – recitava lo scarno comunicato diramato al termine della riunione – la Fondazione Cariverona continua a seguire con attenzione tutti gli sviluppi possibili nel turn-round intrapreso dalla Banca Popolare di Vicenza. In questo ambito, la Fondazione Cariverona mantiene la posizione, espressa in più sedi dal presidente Mazzucco, di ascolto verso il territorio e verso i suoi soggetti finanziari ed economici». Un ascolto che per il momento non si traduce in un impegno diretto. Somiglia più a una prudente attesa: per capire come si evolvono gli eventi.

Giulio Todescan

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