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Popolare Vicenza: schermaglie sugli esuberi

Pubblicato il 12 novembre 2015 in Credito, Vicenza

Banca Popolare di Vicenza  

Continua il confronto fra azienda e sindacati in Banca Popolare di Vicenza, dove il direttore generale Francesco Iorio va avanti nell’applicazione del piano industriale che prevede 300 esuberi nel 2016 e la chiusura di 150 filiali, aumento di capitale, sbarco in Borsa e ritorno alla redditività il prossimo anno. Ieri è scoppiato un caso sul numeri di esuberi.

Ieri 11 novembre l’incontro alla sede centrale di via Battaglione Framarin a Vicenza, al termine del quale le sigle Fabi, First Cisl, Fisac Cgil e Unisin hanno diramato un comunicato in cui si afferma che «il Piano Industriale, il Modello di Rete ed il Fondo Esuberi non sono elementi da trattare separatamente viste le ricadute occupazionali e lavorative di ciascuno» e si esprime «perplessità» per il fatto che «ad oggi l’azienda non sia ancora in grado di fornire l’elenco delle 75 filiali da chiudere», per la seconda tranche di “dimagrimento” dopo che i primi 75 sportelli sono stati chiusi a settembre.

Fondo Esuberi: “potenzialmente” 350 utilizzatori

Ma è sul numeri di esuberi che le visioni si scontrano. «Per quanto riguarda il Fondo Esuberi, che dovrà essere esclusivamente su base volontaria, stante i tempi tecnici di attuazione dello stesso – dicono i sindacati – l’azienda ha ipotizzato lo slittamento del periodo dal dicembre 2019 al giugno 2020 con decorrenza 01/04/2016; questo allargherebbe la platea degli aventi diritto fino a 350 persone. Resto fermo il fatto che gli esuberi dichiarati per noi dovranno essere drasticamente ridotti». Dunque un allargamento dai 300 previsti nel piano industriale a 50 in più?

La banca respinge questa ipotesi: è vero che la platea potenziale di utilizzatori del Fondo (un ammortizzatore sociale di categoria, autofinanziato) con questo slittamento di sei mesi del limite aumenterebbe. Ma il numero di prepensionati previsto rimarrebbe a 300. «Banca Popolare di Vicenza – si legge in una nota diffusa nel pomeriggio di oggi – precisa che nell’ipotesi di impiego del fondo di solidarietà di settore, che si conferma intendersi, eventualmente, solo su base volontaria, vi potranno, nel caso, aderire un numero massimo di 300 persone a fronte di una platea di potenziali destinatari che, per il periodo 2016-giugno 2020 sono, allo stato, 350».

Zonin non si dimette, lo fa Dossena

Intanto martedì 10 novembre il Cda della Popolare non ha registrato le attese dimissioni del presidente Gianni Zonin, indagato per l’inchiesta della Procura di Vicenza che il 22 settembre ha visto perquisire la sede centrale dell’istituto da parte della Finanza. A dimettersi è stata invece una consigliera di amministrazione indagata, la professoressa Giovanna Dossena, mentre non ha fatto lo stesso l’altro consigliere di amministrazione coinvolto nelle indagini, Giuseppe Zigliotto, presidente di Assindustria Vicenza.

«Il Consiglio di Amministrazione di Banca Popolare di Vicenza riunitosi in data odierna ha preso atto delle dimissioni del Consigliere Professoressa Giovanna Dossena – recita la stringata nota diffusa da via Framarin –. Il Consiglio di Amministrazione ringrazia la Professoressa Dossena per questi anni di attività nel Consiglio e l’importante contributo dato all’Istituto».

Le rivelazioni de L’Espresso

Sullo sfondo c’è sempre l’inchiesta. Con le ultime rivelazioni uscite nel settimanale L’Espresso in edicola, dove un articolo di Vittorio Malagutti afferma che «un gruppo di grandi soci della Popolare di Vicenza è riuscito a disfarsi delle azioni della banca poco prima che esplodesse lo scandalo e che i titoli venissero svalutati di oltre il 20 per cento». Segue lista di nomi, fra cui alcuni noti imprenditori.

Rivelazioni da verificare, che intanto trovano sponda nei sindacati: «Abbiamo inoltre stigmatizzato quanto appreso dagli ultimi articoli di stampa – affermano le sigle – dai quali si deduce come nel periodo 2014/2015 il management abbia esercitato pesanti pressioni commerciali sui dipendenti non per un effettivo aumento di capitale ma per liquidare alcuni soci, ormai noti».

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