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Veneto Banca, i “piccoli”: no tappe forzate

Pubblicato il 16 settembre 2015 in Credito, Treviso, Veneto

Veneto Banca, assemblea dei soci  

I “piccoli” di Veneto Banca contro la marcia a tappe forzate «imposta dalla Bce» verso la Spa e la Borsa. Dopo il Cda di ieri che ha annunciato l’entità dell’aumento di capitale, 1 miliardo entro la metà del 2016, non si è fatto attendere il commento dell’Associazione azionisti Veneto Banca, che riunisce i piccoli soci soprattutto dell’area di Treviso.

Schiavon: «Scelte imposte dalla Bce»

Giovanni Schiavon

Giovanni Schiavon

Il presidente dell’associazione, Giovanni Schiavon, non usa mezze misure: «I vertici di Veneto Banca hanno, sostanzialmente, ribadito quel percorso di “rafforzamento” dell’istituto (la cosiddetta sua messa in sicurezza) che è stato loro imposto dalla Banca Centrale Europea. Il percorso è: trasformazione in società per azioni; quotazione in Borsa; successivo aumento di capitale. Sullo sfondo resta una probabile aggregazione con Banco Popolare».

Non c’è contrarietà di principio da parte dell’Associazione azionisti Veneto Banca, ma più che il contenuto è il metodo a non andare a genio a chi teme di subire le decisioni sulla propria pelle (e nel proprio portafoglio): si dice «radicalmente contraria a fare tutto questo a tappe forzate, con queste continue pressioni, con incessanti imposizioni di aumenti di capitale e di accantonamenti, senza un minimo di gradualità. Tutto questo conferma ancora il fatto che dei diritti degli azionisti (quelli piccoli, le formiche che, per anni, sono state indotte ad accompagnare la crescita della banca sul territorio, determinandone la forza, in termini di raccolta di risorse) non importa nulla a nessuno».

Il “borsino” delle azioni, promessa non mantenuta

Ai “piccoli” preme di poter vendere, almeno parzialmente, le proprie azioni, in caso di necessità. Ma il diritto di recesso è stato nei fatti limitato dalla Banca d’Italia, per non “svenare” di liquidità le banche popolari in via di trasformazione. Ma la governance di Veneto Banca, ricorda Giovanni Schiavon, «nell’assemblea dell’aprile 2015, aveva dichiarato di avere cura per le loro sorti, promettendo anche un “borsino” per l’immediata liquidabilità almeno delle posizioni più urgenti». Il “borsino” però, al momento, è sparito dai radar.

L’associazione ha presentato un ricorso al Tar contro la legge di riforma delle banche popolari, che ha «aspetti di incostituzionalità» a detta di Schiavon, e di cui si chiede la sospensiva. Ma la battaglia continuerà alla prossima assemblea dei soci, che si dovrebbe tenere in novembre e sarà l’ultima con il sistema del voto capitario – “una testa un voto” indipendentemente dal numero di azioni possedute. «Faremo quanto in nostro potere per fermare questo treno in corsa» dice Schiavon.

Dimissioni Cda: richiesta di soci grandi e piccoli

Diego Carraro

Diego Carraro

Intanto si muove un’altra associazione, «Per Veneto Banca», formata da 200 “soci forti” dell’istituto di Montebelluna che raccolgono circa l’8% dell’azionariato. È presieduta da Diego Carraro, imprenditore vicentino proprietario della Mecc-Alte di Creazzo. Il gruppo dei grandi azionisti farebbe pressioni per le dimissioni dell’attuale Cda guidato dal direttore generale Cristiano Carrus, e per l’ingresso al suo interno di due propri membri.

Giovanni Schiavon e i suoi appoggiano la richiesta di dimissioni. «La nostra Associazione (che condivide quasi totalmente le considerazioni critiche dell’Associazione Per Veneto Banca ed il suo programma operativo) conferma, infine, la richiesta di vedere l’attuale cda dimissionario alla prossima assemblea».

Niente pacco di Natale e si vende l’aereo

Poi c’è il fronte dei dipendenti, che lunedì 14 settembre hanno incontrato i vertici di Veneto Banca e non si vedranno riconoscere alcun riconoscimento «per gli sforzi profusi dal 2014», come dicono i sindacati Fabi, First/Cisl, Fisac/Cgil, Uilca e Unisin.

Quest’anno ai bancari non arriverà nemmeno il «pacco di Natale» perché l’ottica è di risparmiare su tutte le voci. I sindacati chiedono di analizzare anche altre voci di costo, oltre a quello del lavoro: «Non ci accontentiamo di apprendere che siano stati messi in vendita i “gioielli di famiglia”» dicono, né che si stia cercando «un compratore per l’aereo di cui si è sempre evocata e a fatica è stata confermata l’esistenza».

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