L'edilizia veneta tiene nonostante i rincari: occupati cresciuti del 4,1% nel 2025
Materie prime, energia e credito: è l’estate calda dell’edilizia veneta con le imprese delle costruzioni impegnate nella fase decisiva di realizzazione degli investimenti del PNRR ma ancora sotto pressione per i costi di produzione. L’analisi dell’Ufficio Studi di Confartigianato evidenzia come le tensioni geopolitiche in Medio Oriente hanno già prodotto effetti rilevanti sui mercati delle materie prime e dell’energia. A maggio 2026 i prezzi dei metalli e dei minerali hanno registrato un aumento su base annua del 39,3% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, mentre il prezzo dell’alluminio è cresciuto, sempre su base annua, del 49,7% (l’Italia che importa dal Medio Oriente il 13,7% del proprio fabbisogno di alluminio).
Rincari diffusi anche per altre materie prime fondamentali per la filiera delle costruzioni. A marzo i prezzi all’importazione risultano in aumento dell’8,8% per la metallurgia e i prodotti in metallo e del 7,3% per il legno e i prodotti in legno. Le imprese segnalano oggi aumenti attesi mediamente attorno al 20% per bitume, materie prime polimeriche, trasporti e prodotti ad alta intensità energetica, tra cui laterizi e materiali per l’edilizia.
Per le imprese artigiane delle costruzioni e dell’impiantistica il problema non riguarda soltanto il rischio di nuovi rincari. Negli ultimi cinque anni i prezzi alla produzione di numerosi materiali utilizzati nei cantieri hanno già accumulato aumenti significativi. Parquet assemblato, prodotti in calcestruzzo, strutture metalliche, carpenteria in legno, cemento, malte, vetro e laterizi mostrano incrementi compresi tra il 2,5% e il 5,5%.
«Le nuove tensioni internazionali si innestano quindi su una filiera che non ha ancora completamente assorbito gli effetti delle forti impennate dei costi registrate a partire dal 2021 – rileva Roberto Boschetto, Presidente di Confartigianato Imprese Veneto – ma nonostante queste criticità, il settore continua a rappresentare uno dei principali motori della crescita economica».
A confermarlo i dati: nel primo trimestre del 2026 gli investimenti nelle costruzioni risultano superiori del 3,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mentre il valore aggiunto del comparto cresce del 3%, confermandosi il migliore risultato tra tutti i settori produttivi italiani e una performance nettamente superiore a quella registrata nell’Unione europea (+0,2%).
Anche la produzione mantiene livelli elevati. Nel 2025 le costruzioni hanno registrato una crescita del 3,5%, contro il +2,3% della media europea. Tuttavia iniziano ad emergere alcuni segnali di raffreddamento: nel primo trimestre del 2026 la crescita della produzione si riduce allo 0,1% e gli investimenti, pur rimanendo superiori ai livelli di un anno prima, segnano una flessione dello 0,4% rispetto al trimestre precedente, il primo arretramento congiunturale dopo cinque anni di espansione.
Le aspettative delle imprese riflettono questo cambio di scenario. A maggio tornano infatti in territorio negativo, per la prima volta dal 2021, le previsioni sugli ordini e sui piani di costruzione per i tre mesi successivi. Pur mantenendo attese positive sull’occupazione e sui prezzi praticati, le imprese prevedono una riduzione dell’attività nel corso dell’estate.
La tenuta del comparto resta strettamente legata alla fase conclusiva del PNRR: gli investimenti attivati dal Piano hanno svolto un ruolo determinante nel sostenere la crescita economica degli ultimi anni. «A rendere più complesso il quadro contribuisce anche il costo del credito – aggiunge Boschetto – ad aprile 2026 il tasso medio applicato alle imprese ha raggiunto il 3,65%, in aumento rispetto al 3,49% di marzo e superiore di oltre due punti percentuali rispetto ai livelli precedenti all’avvio della stretta monetaria della BCE. Una dinamica che pesa soprattutto sulle piccole imprese e che rischia di rallentare ulteriormente gli investimenti necessari per la crescita del settore».
In Veneto il settore continua a mostrare una buona vitalità anche sul fronte occupazionale. Nel 2025 gli occupati nelle costruzioni sono aumentati del 4,1%, un ritmo ben superiore a quello dell’intera economia regionale. Permane però una forte difficoltà nel reperire personale qualificato. Oltre il 64% degli operai specializzati nelle costruzioni e nella manutenzione delle strutture edilizie risulta di difficile reperimento, una criticità che continua ad accentuarsi anno dopo anno e che rappresenta uno dei principali ostacoli alla crescita delle imprese.
«L’estate 2026 si apre con cantieri ancora pieni ma con imprese che continuano a guardare con crescente preoccupazione all’evoluzione dello scenario internazionale – chiarisce Thomas Fantin, presidente Confartigianato Edilizia Veneto – la sfida sarà completare gli investimenti del PNRR senza che una nuova fiammata dei costi energetici e delle materie prime comprometta la sostenibilità economica delle aziende. I cantieri devono essere conclusi entro le scadenze previste ma diventano più vulnerabili quando aumentano i costi e si aggravano le criticità negli approvvigionamenti».
«I dati confermano che l’edilizia continua a essere uno dei principali motori dell’economia, ma evidenziano anche la necessità di guardare oltre l’orizzonte del 2026 – aggiunge Boschetto – sarà fondamentale programmare una nuova stagione di investimenti dedicata alla messa in sicurezza del territorio, alla rigenerazione urbana e alla riqualificazione energetica degli edifici. Le imprese chiedono un quadro stabile e strutturale di incentivi che consenta di accompagnare la transizione del patrimonio edilizio italiano e di garantire continuità agli investimenti».