L'Europa apre al riconoscimento del «Prošek» croato: è polemica

FacebookTwitterLinkedInWhatsAppEmail

L’Unione Europea apre al riconoscimento del «Prošek» croato, ed è bufera. Lunedì, sulla Gazzetta Ufficiale UE, è stata pubblicata la richiesta della Croazia di protezione della menzione tradizionale “Prošek”, fatta dal Commissario Europeo all’Agricoltura Wojciechowski, dando così risposta alle interrogazioni parlamentari presentate da alcuni eurodeputati.

Per Coldiretti, «il via libera dell’UE rovina il record storico dell’export di Prosecco nel mondo, cresciuto del 35% nei primi sei mesi del 2021, ma contraddice anche in maniera clamorosa la recente sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea che ha dichiarato illegittimi proprio i nomi truffa che evocano in modo strumentale ed ingannevole prodotti a denominazione di origine riconosciuti e tutelati dall’Unione Europea come la star delle bollicine italiane».

«È necessario fare presto per fermare una decisione scandalosa che colpisce il vino italiano più venduto nel mondo», afferma il presidente Coldiretti Ettore Prandini. «Si tratta di un precedente pericoloso che rischia anche di indebolire la stessa UE nei rapporti internazionali e sui negoziati per gli accordi di scambio dove occorre tutelare la denominazione prosecco dai falsi come in Argentina e Australia».

Le parti interessate disporranno di un termine di due mesi a decorrere dalla data di pubblicazione per presentare un’obiezione motivata che la Commissione analizzerà prima di adottare una decisione finale.

Zaia: «Di questa Europa non ce ne facciamo niente»

«Non ho parole per commentare quanto accaduto», ha detto il presidente della regione Veneto, Luca Zaia. «Di questa Europa non sappiamo cosa farcene. Un’Europa che non difende l’identità dei suoi territori, un’Europa che dovrebbe conoscere la storia del prosecco. Dovrebbe capire che, non solo si tratta di un prodotto che ha avuto tutti i riconoscimenti formali, dalle stesse strutture amministrative della Commissione Europea, anche rispetto alla riserva del suo nome, ma il prosecco ha, addirittura ottenuto il massimo riconoscimento di Patrimonio dell’Umanità da parte dell’Unesco. Tanto è vero che il territorio in cui si produce è definito ‘le colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene’. E, quindi, adesso saremmo costretti a discutere anche sul nome di un sito già proclamato ufficialmente Patrimonio dell’Umanità».

La decisione della Commissione sul Prosek verrà portata all’attenzione del ministro all’agricoltura in occasione della Commissione Politiche Agricole che si terrà giovedì 16 settembre nel corso del G20 Agricoltura di Firenze, al quale parteciperà l’assessore veneto all’agricoltura, Federico Caner.

Ti potrebbe interessare