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Startup trevigiana e Unibz: progetto green e lavoro per i giovani

Pubblicato il 3 agosto 2018 in Innovazione, Treviso

 

Una startup trevigiana e l’università di Bolzano. Assieme per lavorare ad un progetto innovativo che mette assieme il riciclo dei rifiuti organici e l’agricoltura idroponica. Daniele Basso (Ceo della startup Hbi) e Ulrike Tappeiner (Presidente di Unibz, hanno costituito infatti una associazione temporanea di scopo. Questa Ats nasce nel contesto del progetto europeo Efre-Fesr «Hb Ponics», vinto da Hbi insieme all’Università lo scorso maggio, per un importo complessivo pari a 434.200,70 euro e cofinanziato dalla Provincia Autonoma di Bolzano. Hb Ponics è un progetto innovativo che mira a sviluppare un nuovo concetto di bioraffineria, ossia un sistema attraverso cui si possano andare a valorizzare le matrici che ad oggi sono trattate come rifiuti. In particolare, durante il progetto verrà studiata la possibilità di estrarre dal digestato, un residuo proveniente dagli impianti di produzione di biogas, una serie di materiali e sostanze utilizzabili sia come ammendanti che come fertilizzanti in agricoltura idroponica.

L’idroponica

L’idroponica è una nuova modalità di coltivazione di piante fuori suolo, che consente sia di ridurre l’utilizzo di terreni agricoli, ma soprattutto consente una migliore efficienza nell’uso delle risorse e un miglior controllo sulla qualità dei prodotti. L’idea alla base del progetto quindi è quella di costruire un sistema in grado di trasformare uno scarto in una risorsa per l’agricoltura. Questo è un concetto estremamente importante e totalmente in linea con le direttive europee sull’economia circolare, perché mira ad eliminare un rifiuto, trasformandolo in una preziosa risorsa. Inoltre questo progetto susciterà certamente l’attenzione dei costruttori e dei gestori degli impianti di biogas, in quanto sempre più sofferenti a causa del problema del digestato. Il digestato infatti viene prodotto in grandi quantitativi e, nella maggior parte dei casi, viene disidratato e successivamente incenerito oppure smaltito in discarica. Due pratiche evidentemente non sostenibili. Stando ai dati dell’European Biogas Association, il maggior produttore di digestato è la Germania direttamente seguita dall’Italia.

Il progetto Unibz e Hbi

Il progetto Hb Ponics di durata triennale e prevederà quindi tutta una serie di attività di ricerca e sviluppo che sfoceranno nella realizzazione di un prototipo, che verrà installato presso il nuovo parco tecnologico NOI Techpark di Bolzano. Hbi è ha già sviluppato una tecnologia per la valorizzazione degli scarti biodegradabili ad alto tenore di umidità e metterà a disposizione il proprio knowhow. Dall’altra parte, la collaborazione con l’Università consentirà di effettuare tutti i test necessari per validare sia la soluzione proposta da Hbi sia gli effetti dell’applicazione delle sostanze e dei materiali estratti dal digestato sulle piante coltivate in sistemi idroponici. Hbi infatti collaborerà con il gruppo di ricerca del professor Marco Baratieri, per quanto riguarda gli aspetti tecnologici della soluzione, mentre con il gruppo di ricerca della professoressa Tanja Mimmo, per quanto riguarda gli aspetti agronomici. «Questo è un passo molto importante per noi» – dice Renato Pavanetto, responsabile del progetto e socio di Hbi – «perché innanzitutto ci consente di consolidare e rafforzare la collaborazione con un importante ente di ricerca come la Libera Università di Bolzano ed inoltre ci consente di creare nuovi posti di lavoro per ragazzi giovani e in gamba, che condividono la filosofia e la vision di Hbi». Il progetto prevede infatti l’assunzione, da parte di Hbi, di quattro persone mentre, da parte dell’Università, sono previsti due assegni di ricerca, ciascuno di durata biennale. Infine, entro fine anno l’Ats organizzerà un evento divulgativo aperto al pubblico in cui verranno presentati in modo dettagliato gli obiettivi del progetto.

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