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Morto ad Asiago Ermanno Olmi, regista dell’Italia contadina

Pubblicato il 7 maggio 2018 in Cultura, Vicenza

 

Il regista Ermanno Olmi è morto all’ospedale di Asiago, all’età di 86 anni. Era nato il 24 luglio del 1931 a Bergamo ma da tempo viveva nell’Altopiano veneto, dove dagli anni Cinquanta aveva trovato casa. E sempre in Veneto, nella vicina Bassano del Grappa, aveva fondato nei primi anni Ottanta con Paolo Valmarana la scuola di cinema Ipotesi Cinema, tuttora attiva. Olmi ha raccontato nei suoi film l’Italia contadina e quella della nuova industrializzazione negli anni del boom economico, sempre con sguardo critico e l’attenzione alle contraddizioni del modello di sviluppo industriale. “L’albero degli zoccoli” è il suo film più noto, del 1978: gli valse la Palma d’oro al trentunesimo Festival di Cannes, quell’anno. Il film raccontava il povero mondo contadino della fine dell’Ottocento nella pianura bergamasca, con l’uso del dialetto e attori presi dalla strada.

Ma non solo l’Italia contadina era al centro della poetica di Olmi. In precedenza il regista si era soffermato più volte sul mondo dell’industria. “Il posto” del 1961 narrava la vicenda di un giovane che, conclusa la scuola, si avvia al primo posto di lavoro in un ufficio di Milano, dove si reca ogni giorno partendo dalla cittadina di provincia dove vive con la famiglia. Il mito del posto fisso, le gerarchie sul lavoro, l’omologazione richiesta dall’azienda e le difficoltà di conciliare i desideri e l’amore per una giovane collega con gli steccati del conformismo sono i temi attorno a cui ruota la pellicola. Nella sua attività documentaristica, Olmi ha realizzato anche film aziendali, ad esempio per la Edison, oggi conservati presso l’Archivio Nazionale del Cinema d’Impresa di Ivrea.

Ermanno Olmi: il ricordo di Zaia e Variati

Così il presidente della Regione Veneto Luca Zaia ricorda il grande regista: «Il Veneto perde un eccezionale cantore della sua gente e della sua terra. Ermanno Olmi ci ha lasciato proprio nell’anno conclusivo del centenario della Grande Guerra, abbandonando quei verdi prati dell’Altopiano di Asiago che aveva scelto come ‘buen retiro’ e come luogo e immagine-simbolo per siglare, con il suo “Torneranno i prati”, tutto il dolore e la disumanità della guerra e la speranza nell’avvento della pace».

Per il sindaco di Vicenza Achille Variati «oggi Vicenza e il suo territorio piangono un vero maestro. Ermanno Olmi ha saputo raccontare la storia, la natura e soprattutto l’umanità di questa nostra terra con quel linguaggio poetico privo di retorica che è solo dei grandi. E, con la generosità propria dei grandi, per tutta la vita ha voluto condividere il suo genio creativo con i giovani, tramandando loro conoscenza e passione. Nel 2014 – prosegue Variati – alla prima romana di “Torneranno i prati”, alla presenza del presidente Giorgio Napolitano, fu un onore per me rappresentare i miei concittadini nell’occasione in cui, attraverso lo sguardo di Ermanno Olmi, le bellissime montagne dell’Altopiano di Asiago tornarono ad essere teatro dell’immenso dramma della Grande Guerra, perché tutti potessero vedere e non dimenticare».

Foto: via Wikipedia, Associazione Amici di Piero Chiara – Ermanno Olmi al Premio Chiara 2013

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