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Pfas, alla Miteni anche gli operai vogliono lo screening sanitario

Pubblicato il 22 febbraio 2017 in Lavoro, Vicenza

Miteni Trissino Pfas  

Alla Miteni di Trissino anche i 120 lavoratori ora pretendono lo screening sanitario, esattamente come gli abitanti dei comuni vicini. L’azienda chimica si trova al centro dell’inchiesta sugli Pfas, le sostanze perfluoro alchiliche i cui valori, si è scoperto nel 2013, sono alle stelle nelle falde di decine di comuni fra le province di Vicenza, Verona e Padova.

Mentre la Procura berica indaga e la Regione ordina 7mila carotaggi nei terreni dell’impresa, si alzano voci dall’interno dell’impianto. I Rappresentanti per la sicurezza dei lavoratori chiedono di essere sottoposti a controlli sulla salute al pari dei residenti dei comuni colpiti.

«Il Piano di sorveglianza sulla popolazione esposta alle sostanze perfluoro alchiliche (Pfas) predisposto dalla Regione Veneto nei confronti della popolazione residente nella cosiddetta zona rossa dei 21 comuni a rischio, infatti, non ha tenuto in considerazione i circa 120 lavoratori e lavoratrici della Miteni di Trissino» si legge in una nota diramata dai segretari provinciali Verena Reccardini (Filctem Cgil), Alessandro De Cao (Femca Cisl) e Igor Bonatesta (Uiltec Uil).

«Riteniamo necessario – proseguono i tre sindacalisti – che proprio chi ha vissuto per anni ogni giorno all’interno della ditta debba essere sottoposto ai controlli del Servizio Sanitario Regionale, al fine di poter meglio “valutare gli effetti dell’esposizione a Pfas” così come il piano stesso riporta tra i propri obiettivi. Riteniamo infatti che i citati dipendenti pur essendo sottoposti ai controlli aziendali, vadano ricompresi in un Piano Regionale che si prefigga concretamente la “presa in carico della popolazione esposta” e a questi si debbano aggiungere gli ex dipendenti».

I controlli della Regione dunque dovrebbero riguardare anche chi lavora (o ha lavorato in passato) alla Miteni, anche se non residenti nella “zona rossa” dei comuni interessati all’inquinamento delle acque. Questa la posizione dei Rappresentanti per la sicurezza dei lavoratori (Rlr) interni alla Miteni, e fatta propria dai sindacati provinciali.

«Come sindacato poi, non possiamo tacere la preoccupazione che gli stessi stanno vivendo – aggiungono Reccardini, De Cao e Bonatesta –, vuoi per l’incertezza del proprio futuro lavorativo, vuoi per una scelta incomprensibile da parte dell’azienda che di fronte alla necessità d’investimenti concreti assume un atteggiamento di ostilità fino ad arrivare alla disdetta di tutte gli accordi e le prassi aziendali».

Presenza anomala di Pfoa nel sangue dei 14enni

Intanto il 22 febbraio 2017 si è aperto a Venezia un simposio internazionale sugli Pfas, promosso dalla Regione Veneto. Nel corso dell’incontro sono stati rivelati alcuni risultati dello screening effettuato fra i cittadini dell’area colpita dall’inquinamento.

Nella valutazione complessiva delle gravidanze dal 2003 al 2015 sono emerse alcune evidenze come un aumento delle gestosi, del diabete gravidico e dei bimbi nati più piccoli in proporzione all’età gestionale. Quest’ultimo dato, rivela la Regione, risulta scomparso a partire dal 2013, anno nel quale sono stati messi in sicurezza gli acquedotti della zona, dove sono stati installati degli appositi filtri anti-Pfas.

I primi esami del sangue, effettuati in cinquanta ragazzi di 14 anni residenti nella “zona rossa”, hanno evidenziato inoltre una presenza anomala di Pfoa (Acido Perfluoro Ottanoico, uno dei sottogruppi in cui si suddividono gli Pfas) pari a una media di circa 64 nanogrammi/grammo, contro una media di 2-3 nanogrammi presente nelle persone monitorate al di fuori dell’area dell’inquinamento.

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