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Cooperative sociali, in Veneto assistono una persona su 10

Pubblicato il 12 dicembre 2016 in Belluno, Economie, Lavoro, Padova, Treviso, Veneto, Venezia, Verona, Vicenza

cooperative sociali  

Riqualificazione territoriale e impatto sull’occupazione sono i risultati tangibili del lavoro delle cooperative sociali, che in Veneto superano le 800 unità. Sono stati presentati i risultati della Ricerca Euricse (Istituto Europeo di Ricerca sull’Impresa Cooperativa e Sociale) intitolata “La cooperazione sociale in Veneto”. La ricerca, iniziata a marzo 2016, ha coinvolto 175 cooperative sociali venete e ha preso in analisi diversi aspetti della cooperazione: la dimensione economico finanziaria, le risorse umane, la governance e il coinvolgimento in rete, la qualità e l’efficacia dei servizi. Ogni dato è stato analizzato e interpretato in un’ottica di valutazione dell’impatto che questi aspetti hanno sul territorio.

«Euricse ha sviluppato una metodologia scientifica di valutazione utile a rispondere alle necessità di rendicontazione delle imprese sociali e delle ricadute quantitative e qualitative, dell’efficienza e dell’efficacia dell’attività realizzata – spiega Sara Depedri, ricercatrice senior presso Euricse e docente a contratto di Valutazione dei servizi sociali, di Economia e gestione dei servizi sociali e al Master in Gestione di Impresa Sociale presso l’Università di Trento. – Tale metodo prende il nome di ImpACT, ed è stato testato sulle cooperative sociali della Provincia di Trento, del Friuli Venezia Giulia e del Veneto».

Le cooperative sociali venete assistono 500mila persone

ImpACT ha analizzato i dati (2014/15, gli ultimi disponibili) relativi alle cooperative sociali iscritte a Federsolidarietà, la federazione che raggruppa le cooperative sociali presenti in Confcooperative. Esse in Veneto sono 409, così distribuite: 112 a Padova, 86 a Verona, 76 a Vicenza, 53 a Treviso, 43 a Venezia, 25 a Rovigo e 14 a Belluno. Erogano principalmente servizi socio-assistenziali (73%), socio-sanitari (54,9%), riabilitativi (24,9%), educativi alla prima infanzia e para-scolastici, socioculturali e ricreativi, infermieristici ed abitativi (20%). Hanno un grande impatto sul territorio, che si traduce in riqualificazione di strutture abbandonate e investimenti, sul mercato, sul pubblico, ma soprattutto sulla comunità e l’occupazione. Nel 2015 il numero degli assistiti è stato di 500mila, pari al 10% della popolazione veneta, per un totale di circa 700mila ore di volontariato e 25mila lavoratori subordinati. Tutto questo ha avuto conseguenze sulla stabilità occupazionale, nello specifico femminile (75%) e giovanile (19,8%).

«Solo attraverso una relazione forte e stabile con la comunità locale la cooperativa tiene viva la vocazione imprenditoriale» sottolinea Roberto Baldo, Presidente di Federsolidarietà Veneto. Le cooperative sociali di tipo A si occupano della gestione dei servizi socio-sanitari, formativi e di educazione permanente, mentre quelle di tipo B sono dedicate alla gestione di attività finalizzate all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate nei settori dell’industria, del commercio, dei servizi e dell’agricoltura. Le cooperative di tipo plurimo combinano questi due aspetti. Per tutte molto importante è la relazione con pubblica amministrazione: «Vogliamo essere partner e non fornitori» afferma Baldo.

Rebecca Travaglini

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