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Ape agevolata per gli edili, appello ai parlamentari: “Così non funziona”

Pubblicato il 29 novembre 2016 in Fisco e consumi, Lavoro, Veneto

edilizia  

Ape agevolata, l’anticipo pensionistico (in cambio del pagamento di un interesse) sarà inserito nella Legge di Stabilità 2017, e dovrebbe coinvolgere circa 35mila veneti. Ma per gli edili rischia di restare un miraggio. Se è vero che per loro l’Ape è agevolata, cioè consente il pensionamento a 63 anni di età, per i sindacati i requisiti richiesti sono tali per cui difficilmente un lavoratore edile – la cui attività è spesso discontinua e per cui vi è un elevato ricorso ad ammortizzatori sociali – potrà accedervi.

Lavoro discontinuo, contributi a singhiozzo

Per questo i segretari veneti di Feneal Uil Valerio Franceschini, di Filca Cisl Francesco Orrù e della Fillea Cgil Leonardo Zucchini hanno scritto una lettera a tutti i deputati e senatori eletti in Veneto per chiedere di modificare i criteri di accesso all’anticipo pensionistico: «Nella Legge di Stabilità si propone infatti che, per aver accesso all’Ape Agevolata, l’operaio edile al compimento del 63esimo anno di età, debba avere 36 anni di contributi di cui gli ultimi 6 anni di lavoro continuativo» scrivono nell’appello i sindacalisti.

Che annotano: «Assai raramente un operaio edile a 63/65 anni matura 36 anni di contributi in quanto, mediamente, lavora solo alcuni mesi all’anno (di solito da febbraio a ottobre per evidenti motivi climatici) e il suo contratto di lavoro, in molti casi, inizia con l’avvio del cantiere (o dell’appalto/subappalto) e termina alla chiusura dello stesso. Per le stesse ragioni è pressoché impossibile maturare 6 anni di lavoro continuativo. Senza considerare la piaga del lavoro nero e irregolare, molto presente in edilizia».

Gli edili: Ape più semplice per assumere giovani

Le richieste sono di ridurre il più possibile il criterio dei 36 anni di contribuzione minima, di far valere ai fini del conteggio degli anni validi per l’accesso all’Ape agevolata «qualsivoglia integrazione al reddito riconosciuta nel passato (disoccupazione ordinaria e ridotta, speciale edile, mobilità, ecc.), sulla falsariga del riconoscimento dell’indennità speciale edile ai fini dell’anzianità». Infine si chiede di togliere «ogni riferimento ai 6 anni di lavoro intesi come continuativi».

La modifica al provvedimento servirebbe, secondo Cgil Cisl e Uil, a «togliere i lavoratori edili più anziani dalle impalcature, per aprire a nuove assunzioni di giovani, per ridurre gli infortuni e gli incidenti mortali. Nei cantieri si continua a farsi male e a morire. Nel 2016, nelle costruzioni, sono morti 92 lavoratori contro i 72 del 2015. In Veneto nel 2013 in totale si sono avuti 37 morti sul lavoro, nel 2014, 53; nel 2015, 52; ad agosto 2016, 24 di cui 5 edili. I lavori non sono tutti uguali, Il lavoro edile è particolarmente faticoso e rischioso».

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