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Renzi e Calenda: Industria 4.0? A misura di Veneto

Pubblicato il 27 settembre 2016 in Innovazione, Verona

Matteo Renzi  

«È meglio rischiare che non fare: è su questo che vi sfidiamo, imprenditori di Verona. Non siamo qui per blandirvi. Starordinaria l’unità delle Università. Ma non siamo qui per dirvi che siete bravi: dobbiamo sfidarvi a rilanciare il Paese. Noi diamo le regole, il resto ve lo giocate voi perché siete molto più bravi dei dirigenti ministeriali». Parola del Presidente del consiglio Matteo Renzi, oggi a Verona con il ministro allo Sviluppo Economico Carlo Calenda per presentare al Nordest di Piano Nazionale Industria 4.0.

L’industria 4.0? A misura di Pmi e Università. Del Veneto insomma. È il messaggio lanciato da Renzi e Calenda all’auditorium Glaxo, dove sono confluiti centinaia di imprenditori e ricercatori. In prima fila le università: Rizzuto, Bugliesi, Sartor. I tre rettori dei principali atenei del Veneto (ma c’erano anche Iuav e Trento) erano uno accanto all’altro, ad ascoltare il piano. Un’unione molto più che simbolica che ha già avuto come primo effetto quello di conquistare per il Veneto un Competence center unitario, con l’accordo fra Padova, Ca’ Foscari, Verona e Iuav che sarà siglato il 30 settembre a Padova.

L’incontro, davanti ad un’affollata platea di imprenditori e rappresentanti istituzionali, è stato aperto dal vicepresidente per la politica industriale di Confindustria Giulio Pedrollo. «Salutiamo questa  ritrovata capacità di fare squadra: i rettori, i sindacati riuniti in Arsenale 2020, il presidente di Confindustria Veneto Zuccato, tutti gli attori che daranno vita al Competence center. Industria 4.0 è una grande opportunità ma anche una minaccia: il rischio – ha detto Pedrollo – è di non comprendere appieno che cos’è e di non capire che chiede trasversalità, unione di intenti». Le prospettive economiche per Pedrollo «sono quel che sono: dobbiamo fare di tutto per far riprendere gli investimenti e l’economia. Il piano 4.0 va in questa direzione, con una visione futura affiancata a misure di carattere congiunturale. Ed è apprezzabile la decisione di istituire una cabina di regia cui sarà affidato il compito di monitorare l’efficacia degli interventi. Industria 4.0 parte dalla scuola e arriva al mercato».

La promessa di Calenda: per lo Stato imprese trattate come clienti

Al ministro Carlo Calenda è toccato di entrare nel cuore del provvedimento, spiegandone la struttura e rassicurando innanzitutto sul fatto che si tratta di misure alla portata anche delle piccole imprese. «In questo nuovo ambiente – si è chiesto Calenda – la piccola impresa è morta? No, perché anzi i fattori di costo e di efficienza non saranno più legati alla scala. Vinceremo questa sfida grazie alle medie e piccole imprese. I grandi gruppi stanno affrontando la sfida, ma hanno tempi più lunghi». Il ministro ha poi spiegato il principio della “neutralità tecnoclogica”: «Le tecnologie devono essere decise dalle imprese, non dal governo. Tre le direttrici: investimenti; accompagnamento (banda ultralarga); presidio dei tavoli in cui si decidono gli standard. Se si va per standard chiusi le Pmi sono tagliate fuori: servono standard aperti». E poi la promessa di una piccola rivoluzione copernicana nel rapporto tra Stato e imprese: «Nessuna azienda al mondo pensa che sia il cliente a dover venire dall’azienda. E a Roma non dobbiamo pensare che siate voi a venire da noi. Siamo noi a venire da voi, siete i nostri clienti».

I provvedimenti del Piano Nazionale Industria 4.0

E ancora: «Un altro elemento innovativo: ci diamo target numerici. Potrete verificare se l’obiettivo comune è stato raggiunto o meno. I 10 miliardi di investimento vengono solo se anche voi ci credete, come gli 11,3 miliardi di ricerca e innovazione da qui al 2020 e i 2,6 miliardi per rafforzare la finanza a supporto di Industry 4.0 e start-up».

Tra le agevolazioni, oltre al superammortamento già introdotto, anche un iperammortamento al 250% per tutti i beni legati a Industria 4.0. E non ci saranno più bandi: «Abbiamo in mente – spiega il ministro – azioni in cui le aziende non hanno bisogno di relazionarsi con le strutture pubbliche. Voi potete investire nella tecnologia che volete, non dovete chiedere a nessuno l’autorizzazione». Il piano, infine, prevede provvedimenti di sostegno al capitale di crescita per acquisire innovazione tramite le startup. Sui tempi, poi Calenda è lapidario: «Non serviranno decreti attuativi, con la legge di Stabilità deve essere tutto pronto».

Renzi: «Alle imprese la responsabilità»

Il presidente del consiglio Matteo Renzi ha affrontato il piano 4.0 solo in chiusura del suo intervento. «Siamo un po’ in ritardo sul piano industria 4.0, ma abbiamo fatto il benchmark delle altre esperienze e possiamo evitare errori che altri hanno fatto. Io trovo un punto fondamentale: il punto è quello della responsabilità. Noi governo e noi politici mettiamo in campo delle regole, poche e chiare, e lasciamo alle imprese la responsabilità di giocarsela. Ci sarà qualche fallimento? Certo, ma questo è uno dei grandi problemi dell’Italia. Mentre in Italia uno con un fallimento non poteva votare in Silicon Valley trovava finanziamenti».

Poi il plauso alla capacità unitaria degli atenei veneti, e di nuovo il passaggio sulla responsabilità: «Noi diamo le regole, il resto ve lo giocate voi perché siete molto più bravi dei dirigenti ministeriali. La mia è una provocazione: abbiamo fatto qualcosa che ha smosso il Paese, ma ancora non basta. Dobbiamo dire a voi imprese dell’eccellenza: mettetevi in gioco, rischiate. Noi faremo tutto quel che serve: voi dmostrateci che quando c’è da competere nel mondo possiamo puntare sempre al primo posto. Industria 4.0 c’è a voi il compito di dimostrare che se ci credete non ce n’è per nessuno».

Prima, un lungo monologo in cui ha rivendicato il metodo del suo governo per fare un richiamo all’unità del Paese: «Ora c’è solo da lavorare. Entro il 20 ottobre queste misure dovranno essere formalmente ratificate. Due anni fa l’Italia era bloccata. Ora la speranza è tornata. Noi vogliamo far sì che l’Italia punti al primo posto in Europa. Non è training autogeno, non è terapia di gruppo. Ci sono eccellenze straordinarie che nel tempo della palude hanno portato l’Italia nel mondo ad essere credibile. Noi vogliamo fare insieme un lavoro silenzioso che riporti l’Italia a crescere: il problema non è la vostra opinione politica, il problema è dove portiamo l’Italia. Abbiamo iniziato a fare le riforme: quelle semplici e banali. Il Jobs act è l’ABC. La Germania l’aveva fatto 15 anni prima. Queste riforme sono solo il primo passo, alcune hanno bisogno di essere implementate ancora oggi. Penso alla giustizia civile».

E ancora: «Altre scelte importanti: diritti e sociale. Siccome conosco gli imprenditori veneti, conosco la vostra responsabilità sociale. Ho visitato stamane una Pia Opera. La riforma del dopo di noi, del terzo settore, quella sullo spreco alimentare sono il punto di partenza di questo paese». Al passaggio sul sociale scatta l’applauso degli imprenditori. «Secondo punto: oggi a Milano abbiamo firmato documento su Human Technopole per investire su neuroricerca, life science, allungamento della vita. Sarà un centro di ricerca internazionale. Adesso che siamo tutti d’accordo, la politica fa un passo indietro e lascia ai professori scegliere i migliori. I soggetti che gestiranno Human Technopole dovranno competere a livello internazionale. La politica non ci metterà bocca».

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