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Taglio azioni BpVi, ecco la prima denuncia

Pubblicato il 9 luglio 2015 in Credito, Veneto, Vicenza

Giornata europea della giustizia civile  

È stata depositata la prima denuncia-querela di un azionista della Banca Popolare di Vicenza, contro la svalutazione del 23% del valore delle azioni. Nel merito si contesta la legittimità della decisione presa lo scorso aprile dall’assemblea dei soci della banca, che ha portato in un giorno da 62,5 a 48 euro il valore di un’azione. Lo annuncia oggi l’Unione Nazionale Consumatori, i cui legali hanno depositato alla Procura della Repubblica di Roma la denuncia di un risparmiatore.

Le accuse: scarsa informazione sui rischi

Massimiliano Dona

Massimiliano Dona

«Uno dei primi risparmiatori che si è rivolto all’Unc – spiega il segretario generale dell’UNC Massimiliano Dona – per segnalare il notevole danno economico subito in conseguenza della maxi svalutazione delle azioni operata da Banca Popolare di Vicenza lo scorso aprile, ha depositato, per il tramite dei legali dell’Associazione, una denuncia-querela alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma nella quale ha esposto di essere stato ampiamente ‘sollecitato’ dai funzionari dell’Istituto all’acquisto delle azioni per poter beneficiare di altri servizi bancari e finanziari (quali ad esempio, la concessione di finanziamenti), di non essere stato informato dell’alto rischio che si correva acquistandole, trattandosi di titoli illiquidi e di aver tentato, invano, per ben due volte di venderle».

In futuro vendere potrebbe continuare ad essere difficile per gli azionisti della Banca Popolare di Vicenza come delle altre popolari con attivi superiori agli 8 miliardi di euro che entro dicembre del 2016 dovranno trasformarsi in Spa. Infatti le regole attuative della riforma delle popolari, stabilite dalla Banca d’Italia l’11 giugno, prevedono la possibilità per le nuove Spa di limitare il diritto di recesso in alcune particolari situazioni.

Il legale UNC: «Valutare eventuali reati»

«Abbiamo chiesto al Pubblico Ministero di accertare e valutare se nei fatti, atti e comportamenti sopra riportati siano rinvenibili fattispecie penalmente rilevanti – dice Valentina Greco, legale dell’Unione Nazionale Consumatori che sta seguendo il caso – con particolare riferimento ai reati di false comunicazioni sociali, infedeltà patrimoniale, operazioni in pregiudizio dei creditori e truffa, procedendo, in caso affermativo, nei confronti dei soggetti responsabili».

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