Boscaini (Confindustria Veneto): «Dati economici regionali estremamente preoccupanti»
«I dati economici del Veneto, espressi da due recentissime analisi – ‘Market Watch PMI’ di Banca IFIS e il Rapporto sull’economia regionale di Banca d’Italia – sono estremamente preoccupanti perché mettono nero su bianco quelle che finora erano percezioni, e cioè che il nostro sistema economico sta arrancando e tende a ripiegarsi su sé stesso, sopravvivendo per ora ma con prospettive non certo rosee. Il Pil regionale, stimato per il 2025 a un esiguo +0,1% contro lo 0,5% nazionale, ci dice chiaramente che la “locomotiva d’Italia” ha rallentato fino quasi a fermarsi». A dichiararlo è il Presidente di Confindustria Veneto, Raffaele Boscaini.
Una dichiarazione che diventa un appello a Alberto Stefani e alla sua giunta regionale insediata da pochi mesi: «Sono passati quasi 200 giorni dall’inizio del governo regionale, e i numeri impietosi che ci vengono mostrati impongono di mettere mano alle strategie di sviluppo economico, altrimenti il declino economico colpirà duro e le ricadute saranno su tutti gli ambiti, non solo strettamente economici ma anche sociali e occupazionali».
«Vero che i numeri dell’export sono ancora apparentemente buoni, vero che l’occupazione sostanzialmente tiene, vero che la liquidità c’è ancora, ma non possiamo continuare a guardare il dito e non vedere al di là di esso – prosegue Boscaini –. La realtà è che, a fronte di un export nazionale che cresce del 3%, il Veneto flette dello 0,2%, con un dato particolarmente allarmante verso il mercato statunitense, dove crolliamo del 6,4% a causa del nuovo paradigma degli scambi export e dei dazi».
«Oltre ad alcuni settori per i quali la crisi è conclamata (come real estate, automotive e moda), il trend è tendenzialmente negativo anche per gli altri, salvo alcune filiere innovative che sono molto interessanti e importanti, ma che ancora riguardano nicchie (come, ad esempio, l’aerospazio o le Life Sciences). Lo studio di Banca IFIS evidenzia infatti un calo dei ricavi aziendali dell’1,4% e una contrazione della redditività del 4,4%: numeri decisamente peggiori della media nazionale, che testimoniano una sofferenza strutturale dei nostri margini».
«Solo per prendere un dato significativo sul tema innovazione, di cui si parla tanto, in Veneto anche l’adozione di “soluzioni Cloud” – che certo non è una innovazione “spinta” – è di oltre 10 punti minore rispetto al livello nazionale (63% contro il 75%). Non va meglio sul fronte dell’Intelligenza Artificiale, dove solo un’impresa su due ha avviato o ha in uso software dedicati – continua l’analisi del presidente di Confindustria Veneto –. Ciò che colpisce è che i fattori esogeni (il 60% delle nostre imprese dichiara che il rischio geopolitico impatterà sulle decisioni strategiche) si sommano a fattori endogeni (scarsa propensione all’innovazione, dimensione media d’impresa) e rischiamo di non trovare la strada per uscire da questa situazione. A questo si aggiunge un segnale sociale preoccupante: il calo dell’1,3% degli occupati previsto per il 2025, che colpisce soprattutto donne e contratti a termine, e una perdita di potere d’acquisto dei salari nel settore privato che ha toccato il -4,6% negli ultimi 15 anni».
«Altro dato che merita attenzione è che nel 2025 il 14% delle operazioni di M&A in Italia ha riguardato imprese venete, e ci chiediamo se sia segno che le nostre aziende sono appetibili oppure che i nostri imprenditori stiano valutando altre soluzioni.
A fronte di questa situazione ribadiamo la necessità, ora più che mai, di elaborare un Piano Regionale di Sviluppo – come già abbiamo chiesto mesi fa in campagna elettorale – nel quale Regione, rappresentanze economiche e sociali, istituzioni finanziarie, individuino le priorità per far evolvere il nostro sistema economico e operino in modo congiunto per attrarre investimenti qualificati e tecnologicamente avanzati per guidare il cambiamento delle filiere».
In copertina: Raffaele Boscaini, presidente Confindustria Veneto