Il Cile registra il marchio Asiago, Coldiretti e Regione insorgono

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Il falso Made in Italy non è certo qualcosa di mai visto prima, ma quando diventa istituzionalizzato genera ancora più scalpore. È quello che è successo in Cile, nella cui Gazzetta Ufficiale Coldiretti ha scovato la richiesta di registrazione dei marchi “Asiago”, “Parmesan” e “Bologna” avanzata dal Consorzio statunitense CCFN (Consortium of Common Food Names).

«Un altro colpo basso al patrimonio agroalimentare veneto», attacca Coldiretti Veneto, in riferimento alla registrazione del finto marchio Asiago. « Un affronto verso tutti i produttori zootecnici regionali, soprattutto vicentini che lavorano per la qualità, rispettando disciplinari e mantenendo una realtà casearia di assoluta eccellenza».

«Il Cile – denuncia Coldiretti – è il Paese dell’America Latina che ha introdotto il bollino nero in etichetta che sconsiglia di fatto l’acquisto di prodotti dall’Italia come il Parmigiano, il Gorgonzola, il prosciutto e, addirittura, gli gnocchi. Mentre il CCFN è la lobby dell’industria casearia americana che produce i falsi formaggi italiani negli USA e che aveva già esplicitamente chiesto al Governo degli Stati Uniti di imporre tasse alle importazioni di prodotti europei al fine di favorire l’industria del falso Made in Italy negli USA e costringere l’Unione Europea ad aprire le frontiere ai tarocchi a stelle e strisce».

Caner: «Sfruttano la nostra reputazione»

«Serve un’efficace azione di controllo e contrasto a livello internazionale per tutelare i prodotti Dop italiani», ha commentato l’assessore regionale all’agricoltura, Federico Caner. «Oggi assistiamo all’ennesimo tentativo di sfruttamento della reputazione e l’attrazione che la buona tavola e il turismo enogastronomico italiani hanno nel mondo per commerciare prodotti che poco hanno a che fare con l’autenticità e la qualità del vero Made in Italy, danneggiando così una parte sempre più consistente dell’economia locale, di quella italiana, così come delle esportazioni agroalimentari».

«Mi auguro che sia il Ministero delle Politiche Agricole sia l’Europa blocchino questa ennesima iniziativa», prosegue l’assessore. «Per il Veneto il formaggio Asiago è un prodotto che connota un fortissimo segno di identità e distinzione territoriale, ma rappresenta anche uno dei pochi baluardi in tempi di crisi. Ricordo che sono ben 1.300 gli allevamenti bovini dove viene prodotto il latte destinato a diventare Formaggio Asiago DOP, dislocati nelle province di Vicenza, nelle zone confinanti delle province di Padova, Treviso e Trento, area questa riconosciuta dal disciplinare europeo di produzione. Oltre 40 infine sono i caseifici e le malghe dove il latte viene trasformato in formaggio, senza contare la rete degli stagionatori distribuiti nel territorio. Abbiamo la responsabilità di tutelare questa eccellenza Veneta riconosciuta in tutto il mondo. Il consumatore ha tutto il diritto di sentirsi tradito da una politica commerciale scorretta e ingannato da prodotti che tutto sono tranne essere prodotti nel nostro territorio».

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