Data Valley, parlano i protagonisti: sinergie per mettere i dati al servizio del territorio

 

Pochi lo sanno al di fuori della ristretta cerchia degli addetti ai lavori, ma Padova e la sua provincia contano oltre 13 mila aziende che si occupano di Ict e servizi avanzati. Parte da qui, da questa ricchezza in gran parte ancora inespressa, la riflessione da cui nasce il progetto Data Valley, presentato per la prima volta in pubblico il 7 maggio al Caffè Pedrocchi con un confronto a tutto campo che ha coinvolto imprese, università, fornitori di servizi Ict, multinazionali e consulenti.

Nel primo video con cui Veneto Economia ha documentato l’evento, i promotori del progetto – Blum, CRCLEX e Lexjus Sinacta – spiegano in poche parole l’obiettivo che si pone questa sfida. «Aggregare e interpretare i dati generati dal territorio, dalle Pmi, dalla pubblica amministrazione e dai professionisti» spiega Luca Barbieri, co-founder di Blum.

«Incanalare l’interazione che avviene spontaneamente nei nostri territori, cioè l’interazione tra la piccola e media azienda, le aziende del mondo Ict, che si dedicano allo sviluppo di app e software, e il mondo delle multinazionali, che sviluppano prodotti e servizi su scala globale», precisa Carlo Rossi Chauvenet, partner CRCLEX e presidente del Centro nazionale Iot e Privacy.

E ancora, «spingere l’incontro tra ricerca e innovazione delle imprese, siano esse Pmi o multinazionali» aggiunge Carlo Pasqualetto, delegato all’innovazione del Comune di Padova, che supporta in pieno il percorso appena avviato.

Alcuni di questi attori hanno messo a confronto le loro esperienze di fronte al pubblico, nel talk moderato da Domenico Lanzilotta, direttore di Veneto Economia.

Pietro Lanza, Blockchain leader di IBM Italia, che ha tenuto anche lo speech di apertura sul tema “Trasformare i dati aziendali in valore”, ha raccontato come «le aziende abbiano bisogno prima di tutto di cultura per mettere a valore un nuovo asset aziendale, i dati».

Marco Paiola, docente di Strategia d’impresa e marketing all’Università di Padova e coordinatore di Digital Transformation Lab, ha parlato delle reazioni, che dipendono anche in questo caso in parte dalla cultura aziendale, che le imprese hanno di fronte alle nuove potenzialità fornite dai macchinari connessi.

Dati che spesso indicano nuove vie, suggeriscono di abbandonare i sentieri conosciuti e di “cambiare mestiere”. E allora può prevalere la paura e l’immobilismo. Che si possono però superare con l’aiuto, ad esempio, dell’università, dei suoi ricercatori e dei suoi studenti, con cui studiare nuove soluzioni.

Daniele Bobba, Partner Analytics di Deloitte Consulting, ha raccontato come ad affrontare il tema dei dati ormai non siano più i settori storici come il credito, ma sempre più la manifattura.

Paolo Ghezzi, direttore generale di InfoCamere che proprio a Padova è nata e ora ha “in pancia” un database di 6 milioni di imprese, ha parlato della nuova sfida lanciata con le Camere di commercio, la app “Il cassetto digitale dell’imprenditore” che permette all’imprenditore di avere a portata di smartphone tutti i dati aziendali.



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