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Pfas, la Miteni di Trissino chiude. «E ora chi bonifica?»

Pubblicato il 29 ottobre 2018 in Lavoro, Pmi e Imprese, Vicenza

Miteni Trissino Pfas  

Chiude la Miteni di Trissino. L’aziende chimica vicentina, principale indiziata per l’inquinamento da Pfas delle falde acquifere delle province di Vicenza, Verona e Padova, il 26 ottobre ha consegnato in tribunale i libri contabili, dichiarando di fatto il fallimento. Delusione e rabbia da parte dei sindacati, che da tempo si erano mobilitati tramite sit in, scioperi e manifestazioni di fronte alla Regione, chiedendo certezze sul doppio fronte della sicurezza e dell’occupazione. Da parte sua la Miteni – che negli ultimi mesi ha sempre dichiarato di non essere la fonte primaria dell’inquinamento da Pfas –  assicura che adempierà agli obblighi di messa in sicurezza degli impianti e che presenterà entro i tempi stabiliti il piano di bonifica. Ma il nodo della bonifica dei terreni e delle falde inquinate preoccupa.

Si tratta di una “fuga” secondo le segreterie provinciali di Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil, che in una nota unitaria si dichiarano «contrari oltre che delusi da questa decisione». Per i sindacati «per lungo tempo l’azienda ha temporeggiato sugli investimenti che avrebbero potuto dare un rilancio e un nuovo riposizionamento in una fascia di mercato, il pharma, che potesse creare respiro ed entrate economiche tali da far fronte non solo alle spese correnti, ma anche a prevedere seri piani di bonifica del sito e messa in sicurezza degli impianti. Ed ora nella sola logica del profitto, il socio di riferimento ha deciso di non investire più nel polo produttivo di Trissino e sfilarsi dalle responsabilità, anche sociale prevista dalla nostra Costituzione. Non è questo il modo corretto di fare imprenditoria».

Per le segreterie provinciali «questa scelta lascia un territorio compromesso e un grosso impatto occupazionale. Ancora una volta a farne le spese saranno i lavoratori che oltre ad essere quelli che sono più esposti al rischio dal punto di vista della salute, saranno anche i primi, con le loro famiglie, a pagarne le conseguenze dal punto di vista salariale, lasciandoli con un futuro incerto. Resta poi da capire come si intende far fronte al disastro ambientale che coinvolge una larga fetta della nostra Regione».

Secondo il segretario generale della Cgil di Vicenza e provincia Giampaolo Zanni, la decisione di Miteni «è la dimostrazione della mancata volontà di assumersi le proprie responsabilità e quindi della decisione di scaricare sui lavoratori, sui cittadini e sul territorio i problemi derivanti dall’inquinamento da sostanze Pfas. L’azienda con questa scelta lascia infatti i lavoratori senza una prospettiva occupazionale e senza rassicurazioni circa i possibili danni sulla loro salute derivanti da queste sostanze nocive; lascia il territorio senza garanzie circa la necessaria bonifica del sito, circa il finanziamento del costo della stessa e circa i danni prodotti al sistema idrico pubblico ed al settore agricolo e zootecnico della zona contaminata; e lascia i cittadini senza un interlocutore circa i possibili danni alla loro salute. La Cgil farà tutto il possibile perché questo non avvenga».

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