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Pfas, sciopero e manifestazione alla Regione per i lavoratori Miteni

Pubblicato il 27 marzo 2017 in Lavoro, Regione, Vicenza

Miteni Trissino Pfas  

Caso Pfas, incrociano le braccia martedì 28 marzo 2017 i dipendenti della Miteni, l’azienda chimica di Trissino che sarebbe all’origine dello sversamento delle sostanze inquinanti che sono state riscontrate in forti concentrazioni nelle falde acquifere di parte delle province di Vicenza, Padova e Verona.

Lo sciopero è proclamato da Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil, «a sostegno delle richieste più volte presentate all’azienda in termini di investimenti e piano industriale – si legge in una nota delle tre sigle sindacali – e per manifestare concretamente la forte preoccupazione dei lavoratori Miteni per le problematiche riguardanti la salute, la sicurezza, l’ambiente e l’occupazione del proprio luogo di lavoro, non solo come dipendenti ma anche come cittadini consapevoli dell’emergenza sanitaria ed ambientale che ha coinvolto la popolazione ed il territorio».

Salute, ambiente, sicurezza e occupazione sono le quattro parole che sintetizzano le richieste dei lavoratori. Che andranno di persona sotto la sede della Regione Veneto a Venezia, a Palazzo Ferro Fini, dove sarà rappresentata alla Regione la richiesta di costituire e guidare un tavolo istituzionale di crisi con i quattro temi al centro.

Per il capitolo salute, la richiesta è di inserire lavoratori Miteni (compresi ex e terzi) nel Piano regionale di Sorveglianza sanitaria sulla popolazione esposta ai Pfas, al pari dei restanti cittadini monitorati, e di approfondire dei dati recentemente pubblicati circa l’effetto di queste sostanze sulla salute delle persone.

Ambiente: i lavoratori chiedono risposte rispetto al contesto ambientale dell’insediamento del sito produttivo di Trissino, alla situazione della sua contaminazione, alle ricadute sul territorio e sulla popolazione, chiedendo quali azioni siano state adottate o siano in via di adozione,

Capitolo sicurezza: i lavoratori Miteni sono preoccupati per la propria incolumità e per la salvaguardia degli impianti «per la possibile reiterazione di gesti quale il recente atto di accesso forzato e non autorizzato di protesta all’interno dello stabilimento da parte di manifestanti a volto coperto».

Infine si chiedono certezze anche rispetto ai livelli e alle condizioni occupazionali, e sulle prospettive di permanenza del sito Miteni di Trissino in relazione al contesto ambientale e ai relativi rilievi istituzionali.

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