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La Regione Veneto vuole proporre il servizio civile o militare obbligatorio

Pubblicato il 22 maggio 2018 in Regione, Veneto

protezione civile  

Otto mesi di servizio civile o militare obbligatorio per i giovani dai diciotto ai ventotto anni, questa la proposta di legge di Gianpaolo Bottacin, assessore regionale leghista alla protezione civile della Regione Veneto. Mercoledì 23 maggio, alle ore 10.30, la proposta sarà discussa dalla prima commissione consiliare permanente del consiglio regionale. La Legge Statale di iniziativa consiliare – che se approvata verrebbe inviata al Parlamento per essere discussa ed eventualmente approvata – prevede l’introduzione dell’obbligatorietà per il servizio militare e civile per tutti i cittadini di sesso maschile o femminile, tra il diciottesimo e il ventottesimo anno d’età, per una durata di otto mesi, a scelta tra due settori: difesa o protezione civile.

Alla base di questa proposta, presentata un anno fa, c’è la necessità, nelle parole dei promotori, di «rinsaldare quel desiderio di appartenenza al gruppo che in molti ricordano conseguente al periodo vissuto con i commilitoni durante la leva». Il servizio sarà svolto nel territorio della propria regione di appartenenza, una novità assoluta anche rispetto alla vecchia “naja” che aveva un impianto nazionale. Altra novità è il previsto riconoscimento di contributi ai fini pensionistici per il periodo di servizio civile o militare.

Si rafforzano dunque le intenzioni a favore della creazione di un servizio imposto e previsto dalla legge nazionale, un criterio scomparso dal nostro ordinamento nazionale prima con la legge 64 del 2001 che istituisce il principio di volontarietà del Servizio Civile e successivamente con l’abolizione dell’obbligatorietà al servizio di leva con la legge 226 del 2004.

L’obbligo alla leva militare è stato combattuto e osteggiato da personalità come Don Lorenzo Milani e Pietro Pinna che, negli anni Sessanta e Settanta, hanno contribuito al cambiamento di prospettiva tradotto in legge con l’istituzione dell’obiezione di coscienza all’uso delle armi, divenuta a tutti gli effetti una facoltà di scelta fondamentale del cittadino italiano a partire dalla legge 772 del 1972. Ma negli ultimi anni sembra essere tornato di moda il principio di obbligatorietà, un’ipotesi ventilata con sfumature diverse da quasi tutti gli schieramenti politici durante la recente campagna elettorale, e che in Francia è stata sposata dal presidente Macron.

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