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Sfmr addio: la Regione archivia la metro veneta, indaga la Corte dei Conti

Pubblicato il 9 aprile 2018 in Infrastrutture, Regione

 

Sfmr: quattro lettere e un progetto di metropolitana regionale lungo trent’anni e rimasto in gran parte sulla carta. Un acronimo che ora finisce direttamente archiviato nel faldone dei ricordi. Ma non a costo zero: costerà 27 milioni di euro alla Regione Veneto la chiusura del contenzioso con la società Net Engineering di Monselice che secondo il contratto firmato nel 1989 con la Regione si vedeva assegnata la progettazione e l’esecuzione della “metropolitana regionale” in via esclusiva, un maxi progetto da 5,9 miliardi di euro. Trent’anni dopo, è stato speso soltanto 1 miliardo. Ne è derivato un lungo contenzioso da cui ora l’ente regionale è uscito con un nuovo accordo che prevede il versamento di 27 milioni di euro a Net Engineering, in cambio dei quali, afferma l’assessore regionale ai trasporti Elisa De Berti in un’intervista al Corriere delle Alpi, la società progetterà «gli interventi più urgenti». Nel frattempo il progetto subisce un deciso ridimensionato e passa a Rfi, che effettuerà una serie di lavori sulle linee regionali con un budget di 400 milioni di euro inserito nel contratto di servizio con la Regione.

Mentre infuria la polemica politica, con il Partito Democratico che accusa la giunta Zaia e le precedenti amministrazioni a guida Galan di aver dato vita a un «Mose 2», la Corte dei Conti vuole vederci chiaro e apre un’indagine per verificare eventuali danni erariali per “opera incompiuta”. Al setaccio della magistratura contabile finiscono il protocollo del 1988 tra la Regione allora guidata da Carlo Bernini, Ferrovie dello Stato, e ministero dei Trasporti, il piano esecutivo del 1999 durante la giunta di Giancarlo Galan con assessore ai trasporti Renato Chisso. Fino alla chiusura del capitolo decisa da De Berti.

Sfmr, il progetto originale. Di Ivanfurlanis – Opera propria, CC BY-SA 3.0 via Wikipedia

L’assessore a sua volta in una nota puntualizza che «gli atti relativi alla questione sono stati inviati sia alla Procura della Repubblica, sia alla Procura della Corte dei Conti – come è d’altronde abitudine e prassi della giunta regionale – nelle more della transazione con la società Engineering  per la definizione dell’annoso contenzioso, quindi senza preventiva richiesta delle giurisdizioni».

Ma cosa resta del faraonico progetto che avrebbe creato una fitta rete di tratte ferroviarie in tutto il Veneto centrale, con l’obiettivo di creare un’alternativa all’automobile? Sono state costruite 9 nuove stazioni sulle 37 previste, acquistati 24 nuovi treni su 120 previsti, conclusi 22 adeguamenti di fermate esistenti su 162, eliminati 66 passaggi a livello su 407.

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