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«Bpvi, i sequestri a Zonin? Una goccia nel mare»

Pubblicato il 22 gennaio 2018 in Economie

Filiale della Banca Popolare di Vicenza. Foto di Giulio Todescan per Venetoeconomia.it, citare la fonte. Bpvi  

«Una goccia nel mare dei suoi faraonici compensi da presidente della Popolare di Vicenza, ecco cosa sono i 346 mila euro sequestrati a Zonin. Adesso la politica ci spieghi perché non ha mai frenato le scandalose retribuzioni dei vertici delle banche». A dirlo il segretario generale di First Cisl, Giulio Romani, alla luce dell’analisi compiuta dall’Ufficio Studi del sindacato sulle retribuzioni dei top manager della banca vicentina a partire dal 2005.

«Zonin, pochi soldi sequestrati»

«I soldi che gli sono stati sequestrati dal tribunale – aggiunge Romani – corrispondono appena al 34% del milione abbondante di euro che Zonin ha incassato solo nel 2015 come ultimo stipendio in Popolare di Vicenza. Nel 2014 si era concesso 1,1 milioni. In entrambi i casi la cifra era attorno al 20% dei compensi totali degli amministratori. Prima non sappiamo quanto abbia preso, perché i bilanci non erano tenuti a dichiararlo e non eccellevano in trasparenza su questo aspetto, però se consideriamo che dal 2005 al 2015 gli amministratori hanno avuto complessivamente 51,6 milioni di euro, non ci stupiremmo se i compensi che ha percepito nel suo ultimo biennio fossero solo una minima parte di quelli che ha ricevuto complessivamente».

«La politica che cosa scriverà?»

«Di fronte a uno scandalo di questa portata – continua Romani – vedremo che cosa scriverà la Commissione banche nella sua relazione attesa a giorni. Dubitiamo che la politica reciti il mea culpa per non aver regolato per legge i compensi dei manager delle banche, ma che non dicano che nessuno glielo aveva suggerito: la nostra proposta di legge, supportata dalla firma certificata di 120 mila cittadini, è sepolta da quattro anni nei cassetti della Commissione Finanze».

«Il conto ai lavoratori e risparmiatori»

«Sono anni – conclude Romani – che ai cittadini e ai lavoratori viene chiesto di pagare il conto dei disastri causati da chi si è arricchito smisuratamente alle loro spalle. Adesso vogliamo l’immediata applicazione di un tetto massimo ai compensi dei top-manager delle banche, l’abolizione dei bonus in entrata e uscita e l’adeguamento dei loro contratti alle direttive europee in merito al rapporto tra quota fissa e quota variabile, con l’obbligo di vincolare almeno un terzo delle retribuzioni complessive al raggiungimento di obiettivi di interesse sociale e di legare la parte variabile a risultati di medio-lungo termine. Lo ribadiremo in un documento che invieremo nei prossimi giorni a tutte le forze politiche, alle quali chiediamo di dare piena attuazione alla nostra Costituzione».

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