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Stipendi bloccati e licenziamenti: scioperi per Askanews e Condé Nast

Pubblicato il 31 gennaio 2018 in Regione

 

Centotrenta dipendenti, fra giornalisti e poligrafici, senza stipendio. Ai giornalisti di Askanews va tutta la solidarietà della redazione di Veneto Economia. Una situazione di tensione che è sfociata in uno sciopero dei giornalisti dell’agenzia di stampa dopo la comunicazione del «congelamento degli stipendi» da parte di Daniele Pelli, amministratore delegato. Tuttora la redazione è in stato di agitazione e ha proclamato l’assemblea permanente.

Sul sito dell’Aska si trova traccia del botta e risposta fra i vertici aziendali e la redazione. In una lettera ai dipendenti Pelli scrive «In relazione al perdurare di improprie strumentalizzazioni circa il pagamento della mensilità di gennaio, l’azienda precisa che ha più volte informato il CDR come il persistere di questa situazione di incertezza produca potenziali danni economico-patrimoniali e conseguenti effetti finanziari, nonché evidenti danni di immagine. Come già anticipato nell’ultimo colloquio con il CDR, l’azienda ha comunicato che avrebbe fatto tutto il possibile per pagare le competenze di gennaio, pagamento che avverrà con valuta 2 febbraio p.v. secondo modalità in corso di definizione.L’azienda rinnova l’invito a procedere all’incontro sindacale in sede FIEG richiesto più volte già a decorrere dal mese di ottobre u.s. e mai realizzato per indisponibilità dichiarata da parte delle rappresentanze sindacali con la ricorrente motivazione del pagamento delle competenze».

Askanews, la risposta del Cdr

Il comitato di redazione ha risposto a breve giro di posta.  «Il Comitato di redazione di askanews contesta punto per punto le affermazioni dell’amministratore delegato Daniele Pelli, che fornisce una ricostruzione strumentale, pretestuosa e non rispondente al vero delle gravi vicende aziendali e delle relazioni sindacali interne. Arrecando così lui stesso un danno di immagine all’agenzia. Le “improprie strumentalizzazioni” di cui parla sono semmai da riferire alle risposte evasive e contraddittorie sul pagamento degli stipendi che lo stesso Pelli ha sistematicamente fornito a nome dell’azienda. Ricordiamo all’Ad che, dopo aver provocato un incidente sulle 13esime, ha assunto posizioni ondivaghe sulle buste paga di gennaio, comunicando alla fine che non avrebbe garantito gli stipendi.

Ora prosegue con annunci di futuri pagamenti con “modalità in corso di definizione”: a questo proposito suggeriamo all’Ad di attenersi senza esitazioni alla modalità del bonifico bancario, rispettando gli importi e le scadenze dettate dalle normative e dalla prassi vigente, che in genere funzionano egregiamente. Piuttosto che sventolare annunci in una lettera ai dipendenti. In merito all’incontro “mai realizzato”, l’Ad consulti la sua agenda oppure la sua segreteria: scoprirà che l’incontro fra le parti richiesto attraverso la Fieg si è già svolto, alla presenza dei rappresentanti della Fnsi, della Fieg e dell’Associazione stampa romana, il 21 dicembre scorso (in sede Fnsi per ragioni logistiche, sempre su richiesta della Federazione degli editori) e che lo stesso Pelli vi ha preso parte. Il Cdr, che si è sempre dimostrato responsabile e disponibile al dialogo, auspica il ripristino del rispetto del contratto, delle corrette prassi aziendali e delle relazioni sindacali. Correttezza che riguarda anche la comunicazione dei dati di bilancio di cui il Cdr chiede, dopo le innumerevoli richieste avanzate, di esser finalmente messo a conoscenza, a cominciare dal bilancio previsionale 2017 come previsto dall’accordo di Cassa integrazione vigente firmato il 25 settembre 2017».

Licenziamenti e sciopero anche a Wired

Situazione burrascosa anche nel gruppo Condé Nast, che edita – fra l’altro – Wired e Vanity Fair. Ecco il comunicato della redazione. «Il 26 gennaio l’azienda ha convocato tre colleghe per annunciare loro il licenziamento ai sensi della legge Fornero. Questo è avvenuto nonostante mesi di trattative e incontri volti a gestire senza traumi la chiusura di 4 testate del gruppo, annunciata a luglio, mentre era in atto un contratto di solidarietà difensiva, appena conclusosi. I giornalisti della Condé Nast, riunitisi in assemblea, esprimono l’assoluta contrarietà alla risoluzione dei rapporti di lavoro, dichiarano lo stato di agitazione e entrano in sciopero a oltranza, fino alla revoca delle tre lettere di licenziamento e all’apertura di un tavolo di confronto con l’azienda e tutte le rappresentanze sindacali. Chiedono contestualmente il ricollocamento delle colleghe in un’altra testata del gruppo.

L’azienda ha preso la sua decisione in modo unilaterale e senza che ci fosse stato l’incontro di verifica conclusiva della solidarietà, solidarietà che è costata moltissimo ai giornalisti in termini economici e di qualità del lavoro. Nei due anni in cui essa è stata in vigore, sono usciti dall’azienda 26 giornalisti, che si sommano ai 29 già usciti con quella precedente. I giornalisti Condé Nast esprimono la propria preoccupazione sul fatto che, a oggi, l’unico piano di rilancio editoriale ipotizzato dall’azienda sia il taglio del personale e senza il ricorso agli ammortizzatori previsti per legge “per intervenire nei casi di reale sofferenza economica delle aziende”. E ripropongono pubblicamente tre domande che da mesi non ottengono risposta:

Il 26 gennaio l’azienda ha convocato tre colleghe per annunciare loro il licenziamento ai sensi della legge Fornero. Questo è avvenuto nonostante mesi di trattative e incontri volti a gestire senza traumi la chiusura di 4 testate del gruppo, annunciata a luglio, mentre era in atto un contratto di solidarietà difensiva, appena conclusosi.

I giornalisti della Condé Nast, riunitisi in assemblea, esprimono l’assoluta contrarietà alla risoluzione dei rapporti di lavoro, dichiarano lo stato di agitazione e entrano in sciopero a oltranza, fino alla revoca delle tre lettere di licenziamento e all’apertura di un tavolo di confronto con l’azienda e tutte le rappresentanze sindacali.

Chiedono contestualmente il ricollocamento delle colleghe in un’altra testata del gruppo. L’azienda ha preso la sua decisione in modo unilaterale e senza che ci fosse stato l’incontro di verifica conclusiva della solidarietà, solidarietà che è costata moltissimo ai giornalisti in termini economici e di qualità del lavoro. Nei due anni in cui essa è stata in vigore, sono usciti dall’azienda 26 giornalisti, che si sommano ai 29 già usciti con quella precedente.

I giornalisti Condé Nast esprimono la propria preoccupazione sul fatto che, a oggi, l’unico piano di rilancio editoriale ipotizzato dall’azienda sia il taglio del personale e senza il ricorso agli ammortizzatori previsti per legge “per intervenire nei casi di reale sofferenza economica delle aziende”. E ripropongono pubblicamente tre domande che da mesi non ottengono risposta:

1. Il nuovo corso aziendale consiste nell’accelerazione della crisi della carta e nella dismissione delle testate per andare verso una commistione sempre più forte con la pubblicità e fuori dalla deontologia giornalistica?

2. Come sono stati usati i soldi risparmiati grazie al contratto di solidarietà?

3. È possibile che tagliare posti di lavoro sia l’unica strada individuata per far quadrare i conti?»



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