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Vaccini, la Regione Veneto impugnerà il decreto: «Lo Stato non copre i costi»

Pubblicato il 13 giugno 2017 in Economie, Fisco e consumi, Regione

vaccino vaccini  

La Regione Veneto impugnerà il decreto vaccini. È scontro sulla legge 73 del  7 giugno 2017 che ha portato da 4 a 12 le vaccinazioni obbligatorie per le persone da 0 a 16 anni di età. La motivazione è (anche) economica, e ha a che fare con la spesa aggiuntiva che il sistema sanitario regionale dovrebbe sobbarcarsi, dal momento che non ci sarebbe copertura statale.

Il decreto, dice l’assessore alla sanità del Veneto Luca Coletto, «è stato formulato senza alcuna intesa preventiva con le Regioni: nei nuovi Lea non è prevista la copertura dei costi. Il Piano nazionale di vaccinazioni è tarato su 4 vaccini obbligatori (antipolio, antidifterica, antitetanica e antiepatite B) e gratuiti e prevede quindi un impegno di spesa di 300 milioni, distribuiti in due annualità».

«Non siamo contro i vaccini, nè intendiamo metterne in discussione la validità scientifica – afferma il presidente della Regione Luca Zaia – ma siamo contrari alle modalità coercitive che inquietano i genitori e finiranno per favorire l’abbandono della scelta vaccinale. Alle legittime preoccupazioni delle mamme e dei papà per un programma di vaccinazioni così concentrato, e per certi versi immotivato, non si risponde con l’imposizione dell’obbligo e le multe, ma con l’informazione e il dialogo. Mi auguro che il Parlamento, in sede di conversione del decreto legge, abbia a modificarlo. In caso contrario, la Regione Veneto impugnerà anche la legge».

Per Coletto «si poteva affrontare in modo diverso il problema della prevenzione vaccinale – prospetta l’assessore – rendendo obbligatorio il ricorso ai vaccini solo nel caso in cui il tasso di copertura fosse inferiore alla soglia ‘di gregge’ raccomandata dalla comunità scientifica. Privilegiare, invece, il modello impositivo – prosegue il responsabile delle politiche sanitarie del Veneto – significa andare allo scontro con le preoccupazioni dei genitori, tradire il rapporto di fiducia tra medici e cittadini e distogliere risorse significative dai programmi di prevenzione rivolti alle patologie croniche invalidanti, la cui cura assorbe circa il 70 per cento della spesa sanitaria».

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