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“Al posto tuo”, robot all’assalto del lavoro nel libro di Riccardo Staglianò

Pubblicato il 24 aprile 2017 in Cultura, Innovazione, Lavoro, Vicenza

Al posto tuo, di Riccardo Staglianò  

Avete mai considerato la possibilità di essere sostituiti, nel vostro lavoro, da un robot? La domanda è meno oziosa di quanto potrebbe apparire. Soprattutto se siete impiegati in un call center o in un negozio di quartiere, guidate un camion o un taxi, fate i traduttori o i giornalisti sportivi, i fotografi o gli analisti finanziari, i docenti universitari, i medici, o fate parte dell’equipaggio di una nave cargo. E la lista potrebbe continuare a lungo.

Sono solo alcuni dei mestieri già investiti – o che lo saranno presto – da una rivoluzione tecnologica che combina automazione, intelligenza artificiale, piattaforme web e app. Un cambio epocale che percepiamo come un rumore di fondo delle nostre vite, ma che fatichiamo a mettere a fuoco come fenomeno unitario. Ci aiuta a farlo Riccardo Staglianò, giornalista de «la Repubblica» autore di ampi reportage dagli Usa per «Il Venerdì», nel saggio Al posto tuo. Così web e robot ci stanno rubando il lavoro (Einaudi, 2016, pp. 246, 18 €).

Il libro farà tappa a Vicenza giovedì 27 aprile 2017, alle 18.30, al Polo Giovani B55 (contra’ Barche 55), durante il dibattito “Platforms. Come piattaforme web e robot cambiano le forme del lavoro”, nell’ambito di Working Title Film Festival, festival del cinema del lavoro. Riccardo Staglianò dialogherà con Alessia Camera, digital marketing manager vicentina “trapiantata” con successo a Londra, e con Maurizio Busacca, responsabile ricerca e progettazione della cooperativa sociale Sumo di Venezia con esperienze di ricerca alle università Ca’ Foscari e Iuav.

Inchiesta sulle incognite dell’automazione

La domanda alla radice del volume, un vero e proprio viaggio alla frontiera dell’innovazione tecnologica, con incontri faccia a faccia e decine di storie che fanno spesso tappa fra Silicon Valley, Mit e New York, è molto semplice: la tecnologia distrugge più posti di lavoro rispetto a quelli che crea? La tesi dell’autore è, per farla semplice: Sì.

Riccardo Staglianò

Riccardo Staglianò

A questa risposta Staglianò arriva con gli strumenti classici del giornalismo d’inchiesta. Una buona bibliografia (il tema in Italia ha da poco fatto capolino con lo scontro Uber-tassisti e con il caso Foodora, ma negli Usa è discusso da anni ai massimi livelli), interviste ai guru delle nuove tecnologie come a chi denuncia l’obsolescenza a cui esse condannerebbero milioni di posti di lavoro.

E poi prove «sulla propria pelle» di come si lavora sulle piattaforme che smistano i nuovi micro-lavori dei freelance del web, come Mechanical Turk di Amazon, il «mercato del lavoro meno regolato di tutti i tempi» nella definizione dell’autore, sorta di suq globale in cui si mettono all’asta migliaia di operazioni pagate pochi centesimi l’una, in una corsa al ribasso che non sembra avere fine, e che sente il fiato sul collo degli algoritmi sempre più bravi a fare lo stesso lavoro al posto degli umani sottopagati. A costo minore, e con gli errori ridotti a zero.

Crescita senza occupazione e reddito di cittadinanza

Tutt’altro che «luddista», l’approccio di Staglianò è piuttosto quello dell’innamorato che sospetta il tradimento. Cronista fin dagli anni Novanta (sulla rivista «Reset» e in diversi saggi) dell’ascesa della New Economy e dei colossi del web, ha sperimentato sulla sua pelle l’entusiasmo per le comodità garantite dai nuovi strumenti, salvo poi cominciare a interrogarsi sui loro costi nascosti.

Un conto che ora si presenta davvero salato, con lo scenario sempre più concreto di una crescita senza occupazione. In cui, è la tesi del libro, l’aumento della produttività non si combina più con l’aumento dei posti di lavoro, ma al contrario ne distrugge più di quanti ne crei. Aprendo una gigantesca questione politica a cui stiamo appena cominciando ad abbozzare le risposte, dal reddito di cittadinanza alla proprietà distribuita dei macchinari «intelligenti». Se non puoi battere un robot, tanto vale possederlo.

Giulio Todescan

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