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World Social Work Day, gli assistenti sociali a Padova per un nuovo welfare

Pubblicato il 22 marzo 2017 in Economie, Padova, Professionisti

da sinistra verso destra: Vittorio Zanon, consigliere Ordine Assistenti Sociali del Veneto; Andrea Maccarini, presidente del Corso di Laurea di Servizio Sociale presso l'Università di Padova; Monica Quanilli, presidente dell'Ordine degli Assistenti Sociali del Veneto; Giampiero Dalla Zuanna, senatore XVII Legislatura (PD); Ferdinando Schiavon, dirigente Area Socio-educativa e Servizi Sociali del Comune di Padova; Daniela Carraro, direttore Servizi Socio-sanitari ULSS 6 Euganea.  

La crisi e lo sfaldamento del tessuto sociale stanno ridisegnando il ruolo dell’assistente sociale, chiamato sempre più a essere “tessitore di reti” nel territorio, un facilitatore capace di lasciare da parte le logiche prestazionali o di risposta immediata ai bisogni. Questo il quadro che è emerso da interventi ed esperienze di “nuovo Welfare” proposte la mattina del 21 marzo 2017 mattina a Padova, nell’Aula Magna del Bo, in occasione della Giornata mondiale del Servizio sociale, o World Social Work Day, 2017. Un evento promosso dall’Ordine degli Assistenti sociali del Veneto e dedicato quest’anno al tema Promuovere la comunità e la sostenibilità ambientale.

In apertura la Presidente dell’Ordine veneto Monica Quanilli ha sottolineato, in questo nuovo approccio, il valore della progettazione dal basso, per costruire comunità abili solidali, “capaci di individuare al loro interno le risorse per rispondere ai bisogni dei propri membri”.

«In questa direzione va anche il nuovo fondo per il contrasto alla povertà – ha rivendicato il senatore Giampiero Dalla Zuanna – che non ha alcun approccio assistenzialistico perché lega il reddito di inclusione sociale a progetti mirati e personalizzati di inserimento lavorativo. L’approvazione della prima legge che introduce una misura di contrasto alla povertà rappresenta un primo passo importante passo, e il Ministero sta già lavorando all’ampliamento della soglia di accesso».

Paola Cermelli, presidente dell’Ordine degli Assistenti sociali della Liguria e docente di Progettazione sociale all’Università di Genova, ha ricordato come l’impegno a lavorare per promuovere la comunità sia esplicitato in modo chiaro nel codice deontologico degli assistenti sociali. Ha però messo in guardia rispetto al rischio che, nel percorrere le strade del nuovo welfare, ci sia chi propone come «politiche innovative misure che in realtà servano a mascherare tagli alle politiche sociali».

Tasto dolente: l’assenza del turn over

Il problema della carenza di risorse e dell’assenza di turn over nel settore pubblico per quanto riguarda il servizio sociale è stato toccato, oltre che dalla presidente dell’ordine veneto Monica Quanilli e della collega ligure Cermelli, anche da Ferdinando Schiavon, dirigente dell’Area socio educativa e servizi sociali del Comune di Padova. «Non c’è solo un problema di tagli – ha detto Schiavon – ma anche di carenza del personale: spesso, non potendo sostituire gli assistenti sociali interni, per garantire i servizi siamo costretti ad affidarci a professionisti esterni. Siamo travolti dall’emergenza e non riusciamo a sollevare lo sguardo sul quadro d’insieme».

La necessità di ripensare il nesso welfare-ambiente e servizio sociale è stata sottolineata dagli interventi di Andrea Maccarini, direttore del Corso di laurea magistrale in Servizio sociale e di Daniela Carraro, direttore Servizi socio-sanitari dell’Ulss 6 Euganea. Un nuovo ruolo ben sintetizzato nel decalogo sostenibile, documento in 11 punti nato da un lavoro di ricerca di un gruppo di studenti dell’Università di Padova che hanno tratteggiato le caratteristiche dell’assistente sociale chiamato a operare per promuovere la comunità.

Detroit insegna: dalle comunità locali si può ripartire

«Spesso ci troviamo di fronte a esperienze locali di iniziativa sociale che danno forma a politiche pubbliche di fatto» è invece la riflessione di Andrea Calori di Està – Associazione economia e sostenibilità, che ha raccontato l’esperienza di Detroit, città simbolo del “mito” dello sviluppo tutto centrato sulla produzione industriale, poi sprofondata nella depressione economica, dove stanno nascendo interessati esperienze di comunità locali che hanno autorganizzato delle economie locali basate sulla produzione agricola.

Da Detroit al Veneto il passo è più breve di quel che sembra: la seconda parte della mattinata è stata dedicata al racconto di esperienze concrete di comunità che disegnano una strada nuova nel rapporto fra servizio sociale e cooperazione. Fra le esperienze di comunità più significative, quella del Progetto Abc della Cooperativa sociale Azalea, nel Veronese.

La solidarietà dal Veneto a Norcia

La cooperativa sociale Caresà, nel Piovese, in Provincia di Padova, è nata dalla scommessa di un gruppo di amici uniti dalla passione per la terra e la voglia di fare qualcosa nel sociale: oggi occupa stabilmente sette soci lavoratori – la presidente Sara Tignato è assistente sociale – di cui due con disabilità certificata, e ospita stabilmente un servizio di integrazione sociale in collaborazione con il Sil (Servizio inserimento lavorativo dell’Ulss 6) e un percorso di attività riparativa esterna in collaborazione con l’Uepe di Padova (Ufficio di esecuzione penale esterna).

Particolarmente intense le testimonianze di Daniela Camelia, assistente sociale del Comune di Norcia, e della vicentina Anna Zannoni, membro dell’associazione Assistenti sociali per la Protezione Civile (AsProC): insieme hanno ripercorso le difficoltà e le sfide incontrate nella gestione dell’emergenza.

Camelia, che dopo il terremoto si è ritrovata senza un tetto come la maggior parte dei suoi concittadini, ha raccontato la concitazione e le difficoltà delle prime ore, quando si è ritrovata a sorpresa investita della responsabilità dell’assistenza, con a disposizione solo un foglio e una penna per raccogliere le centinaia di richieste. «Un grazie particolare – ha rimarcato – va al Veneto, è stata la prima regione ad arrivare». Oggi ai problemi materiali legati all’emergenza abitativa si affacciano tante altre difficoltà: «Ci troviamo ad esempio a dover gestire conflitti di coppie o di nuclei familiari che si sono ritrovati nelle tendopoli e che non riescono più a convivere serenamente».

Di grande interesse anche il racconto dell’esperienza di comunità del Villaggio solidale di Mirano, che in un unico luogo riunisce più interventi ed esperienze, da quella delle reti di famiglie solidali all’accoglienza di anziani soli, richiedenti asilo, persone con disabilità e persino studenti fuori sede.

Foto: da sinistra verso destra Vittorio Zanon, consigliere Ordine Assistenti Sociali del Veneto; Andrea Maccarini, presidente del Corso di Laurea di Servizio Sociale presso l’Università di Padova; Monica Quanilli, presidente dell’Ordine degli Assistenti Sociali del Veneto; Giampiero Dalla Zuanna, senatore XVII Legislatura (PD); Ferdinando Schiavon, dirigente Area Socio-educativa e Servizi Sociali del Comune di Padova; Daniela Carraro, direttore Servizi Socio-sanitari ULSS 6 Euganea

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