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Edilizia e ‘ndrangheta, 3 arresti e 36 indagati in Veneto

Pubblicato il 14 febbraio 2017 in Economie, Verona, Vicenza

Cantiere edile  

Intrecci sospetti fra edilizia e ‘ndrangheta: l’operazione “Valpolicalla” messa a segno dalla Dia di Padova il 13 febbraio 2017 ha portato all’arresto di tre persone e a 36 indagati in Veneto. Oltre a 14 perquisizioni ad abitazioni e aziende in Veneto e a Cremona, Reggio Emilia, Bologna e Catanzaro. Le ordinanze di custodia cautelare sono scattate per Francesco Frontera residente a Lonigo, per la moglie Aleksandra Dobricanovic, ai domiciliari, e per Carlo Scarriglia, residente a San Bonifacio.

Frontera, originario di Crotone, è stato condannato in primo grado a otto anni e dieci mesi nell’ambito del processo “Aemilia” per le infiltrazioni mafiose in Emilia Romagna con ramificazioni anche in Veneto. Con la moglie, è titolare di un’impresa edile. I reati ipotizzati dalla procura di Venezia sono associazione di stampo mafioso, estorsione, rapina, usura e frode fiscale aggravata.

Secondo gli inquirenti alcune aziende edili riciclavano il denaro della ‘ndrangheta. Similmente al meccanismo all’origine dell’inchiesta “Aemilia”, le imprese edili create dalle cosche calabresi avrebbero generato altro denaro con un sistema di sovrafatturazioni – con lavori eseguiti ma pagati molto più del valore effettivo – o di fatturazioni fasulle.

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