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Violenza e precariato: gli assistenti sociali veneti lanciano l’allarme

Pubblicato il 28 ottobre 2016 in Professionisti

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Un fenomeno sempre più diffuso in Veneto come in Friuli, che viene, da troppe parti, sottovalutato. La violenza contro gli assistenti sociali è al centro del convegno Questo è un colpo basso, dalle 9 alle 13 di venerdì 28 ottobre a Conegliano Veneto (Treviso) presso l’Auditorium Dina Orsi di via Einaudi 136. L’evento organizzato dall’Ordine degli Assistenti Sociali del Veneto serve a fare il punto sul fenomeno ma anche a individuare le soluzioni per affrontarlo, proponendo ai professionisti le indicazioni emerse (documento in allegato) dal gruppo di lavoro sul tema sicurezza istituito presso il Consiglio Regionale Veneto dell’Ordine e coordinato dalla consigliera Iolanda Verzillo.

Una ricerca qualitativa elaborata da Maria Cerato, che sarà presentata nel corso del convegno, indica che su 15 assistenti sociali intervistati, solo due hanno dichiarato di non aver mai subito in prima persona un agito aggressivo o violento. La maggior parte dei professionisti ha subito aggressività verbale, e sono stati riferiti quattro episodi di violenza fisica, tre minacce, un caso di violenza verso oggetti di proprietà della vittima e due episodi di violenza verso oggetti appartenenti all’ente pubblico.

I fattori di rischio sono stati individuati innanzitutto nell’isolamento ambientale (sedi lavorative inadeguate, isolate, prive di collegamento con l’esterno, assenza di vie di fuga, turni di lavoro che non prevedono la compresenza di più operatori) e nell’isolamento professionale (assenza di spazi di confronto, riflessione e condivisione, disconoscimento del ruolo da parte di superiori). Sottolinea F., uno dei professionisti intervistati: «Il sistema dei servizi dirigente-assessore-assistente sociale non è omogeneo e compatto e spesso chi si rivolge ai responsabili o ai politici, anche con atteggiamenti ostili e rivendicativi, ottiene tutto ciò che chiede, contribuendo a generare così un sistema iniquo».

Gioca un ruolo rilevante anche la precarietà e la pressione a cui gli operatori vengono sottoposti dalla struttura, che ne indebolisce così le possibilità di gestione ottimale di situazioni potenzialmente molto delicate. Così dice L., assistente sociale comunale: «Quella meno visibile è la precarizzazione della figura dell’assistente sociale e il fatto che spesso venga lasciato in solitudine, perché sono sempre meno gli assistenti sociali assunti stabilmente. C’è un turn over spaventoso, a volte ci sono dei buchi e ti trovi da solo. Questo espone maggiormente l’assistente sociale a rischi, arrabbiature e aggressività da parte dell’utenza. È comunque una debolezza perché se sei da solo riesci a difenderti meno».

Il consigliere Vittorio Zanon metterà in evidenza anche il tema della violenza sul web, sempre più abituale e assolutamente difficile da scardinare, frutto anche di “leggende metropolitane” che si autoalimentano sulla rete e che rischiano poi di sfociare in ulteriori episodi di violenza reali o virtuali.

«Ogni professionista che fronteggi un episodio di violenza, minacciata o concreta – sottolinea la presidente del Consiglio dell’Ordine degli Assistenti Sociali del Veneto Monica Quanilli, che aprirà il convegno – si sente doppiamente violato: come persona che subisce una aggressione e come professionista che sente di aver fallito nel costruire una relazione di aiuto con le persone. Questo induce troppi colleghi a tacere, evitando di denunciare gli episodi».

Ma c’è anche un grave problema di isolamento, denuncia Quanilli: «Molti assistenti sociali sono lasciati soli, magari da altri colleghi dell’amministrazione in cui operano. E pesano pure le condizioni di lavoro: sedi inadeguate, precarietà, complessità delle situazioni e aumento dei carichi di lavoro. Intanto il fenomeno cresce: anche solo in termini di violenza verbale, sempre più abituale negli uffici di ogni settore del servizio sociale».

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