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BpVi e Veneto Banca: la Cgil non vuole la fusione

Pubblicato il 26 luglio 2016 in Credito, Treviso, Veneto, Vicenza

Banca Popolare di Vicenza Veneto Banca  

La “grande banca del Veneto”? Una iattura da evitare. Questa la presa di posizione netta della Cgil veneta che affida alla segretaria generale regionale Elena Di Gregorio e alla segretaria generale Fisac del Veneto Chiara Canton una bocciatura dell’ipotesi di fusione fra Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, le due grandi ex popolari “malate” – e sotto inchiesta – e acquisite di recente dal Fondo Atlante in seguito ai falliti aumenti di capitale. Pochi giorni fa la stessa presa di posizione era arrivata da Giampaolo Zanni, segretario provinciale della Cgil di Vicenza.

Elena Di Gregorio

Elena Di Gregorio

«Al di là delle responsabilità di gestione che hanno riguardato le due popolari, di tutte le omissioni che ci sono state negli anni e della scarsa vigilanza da parte degli organi preposti, è necessario che il governo centrale e le istituzioni regionali abbiano come obiettivo la messa in sicurezza del sistema bancario veneto e nazionale» si legge nella nota di Di Gregorio e Canton.

«Bisogna quindi uscire dai facili elementi di propaganda come quelli usati da molti politici locali a partire dal presidente della giunta regionale, Luca Zaia, – prosegue la nota – che invece di partire dalla necessità di nuovi assetti funzionali ad un rapporto tra credito, territorio, imprese, cittadini e risparmiatori, hanno aperto una “saga” tutta localistica sulla grande banca del Veneto. Fisac Cgil e Cgil del Veneto ribadiscono la loro contrarietà all’ipotesi di una fusione tra banca popolare di Vicenza e Veneto Banca, che oltre non risolvere i problemi del credito rischierebbe di generare pesanti conseguenze su tutto il sistema».

Cgil: crisi banche, assunzione di responsabilità di imprenditori

Il sindacato sostiene che «per tutelare l’occupazione e rilanciare una finanza che sia realmente a sostegno del sistema produttivo» ci vogliono da un lato «una nuova governance» e «un’assunzione di responsabilità anche da parte del sistema imprenditoriale regionale, che deve fare i conti in maniera più rigorosa con un passato in cui ha partecipato in maniera fondamentale al sistema fallimentare che ha portato alla situazione odierna».

La fusione fra le due banche non è dunque la soluzione secondo la Cgil veneta che, leggendo fra le righe, sembra vedere di buon occhio piuttosto soluzioni di fusione con altri istituti nazionali o esteri, ritenendo che «vada tolto dal campo ogni elemento di localismo e regionalismo che, come è evidente, non garantisce da fenomeni degenerativi delle modalità di sostegno al sistema produttivo e dell’erogazione del credito».

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