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BpVi e Veneto Banca: i soci chiedono il blocco dei pignoramenti

Pubblicato il 18 aprile 2016 in Credito, Treviso, Vicenza

BpVi Bidonare prima i vicentini  

BpVi e Veneto Banca, mentre nei cieli della finanza si cercano soluzioni per portare a termine l’aumento di capitale della banca vicentina – è di oggi la notizia del subentro del Fondo Atlante, partecipato dalla Cassa depositi e prestiti a maggioranza pubblica, nella garanzia per l’inoptato – i problemi per i piccoli soci che hanno perso i loro risparmi rimangono intatti. Quali conseguenze sociali avrà quel «falò di denaro» da 9 miliardi? Tanto è stimata la perdita di valore complessivo subita dai 200mila soci delle due ex popolari venete, come ha calcolato Il Sole 24 Ore.

È questo il testo battuto da un lato dalle associazioni di soci che fanno capo al coordinamento Don Enrico Torta, dall’altro dal gruppo vicino ai centri sociali Bidonare prima i vicentini, che sabato 16 aprile ha promosso una protesta a Gambellara, sotto le finestre dell’azienda di Gianni Zonin, dove il corteo è degenerato in scontri con un manifestante finito all’ospedale con una vertebra rotta. Oggi i promotori hanno convocato una conferenza stampa sotto la sede della ex popolare in via Battaglione Framarin a Vicenza, dove hanno lanciato «una campagna di blocco dei pignoramenti in seguito a mutui non pagati o prestiti non restituiti, stipulati con la Banca Popolare di Vicenza. Se i pensionati, i lavoratori, le famiglie o i disoccupati non riescono a pagarli, dovrà pagare Zonin».

Il gruppo aprirà prossimamente uno sportello presso il sindacato Adl Cobas, dove raccogliere casi di persone che subiscono pignoramenti o vivono situazioni particolarmente difficili in relazione a prestiti aperti con la banca. «Invitiamo tutti i correntisti a chiudere il proprio conto corrente alla Banca Popolare di Vicenza» aggiungono gli attivisti.

Don Torta: blocco pignoramenti BpVi e Veneto Banca

Il coordinamento Don Torta ha redatto invece una proposta in cinque punti che mira ad arginare le conseguenze sociali delle perdite economiche. La misura più incisiva proposta è il blocco dei pignoramenti per tutti i soggetti in debito con le due banche che siano anche soci. «Per evitare l’aggravamento del danno economico sociale venga disposto il blocco, per almeno un anno e comunque sino alla conclusione dell’eventuale controversia giudiziaria, di tutte le esecuzioni su tutti i crediti che le banche abbiano nei confronti di soggetti che siano anche soci e i cui titoli siano stati, in qualche modo, trattenuti a “garanzia” e nei confronti di coloro che abbiano acquistato azioni dopo il 2013 in maniera non diversificata e senza trasparenza».

Arman: commissione parlamentare sulle banche

«Ancora una volta l’attenzione è rivolta solo a salvare la banca, ignorando per l’ennesima volta noi azionisti risparmiatori» afferma Andrea Arman, l’avvocato e presidente dell’associazione Azionisti Associati Banca popolare di Vicenza, che fa parte del coordinamento. La lettera con le 5 proposte è stata inviata al governo, alle commissioni finanze e bilancio di Camera e Senato, ai parlamentari veneti, alla Regione e alla dirigenza delle due banche. La prima proposta è la costituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta per appurare «le cause del tracollo delle banche, eventuali responsabilità, dove sono andati i soldi, chi sono i grandi debitori che non hanno restituito, come funzionava la catena di comando che ha consentito e sostenuta la vendita di azioni con modalità difformi da norme e regolamenti».

Poi si propone una legge che imponga la distribuzione di parte degli utili «a favore dei soci risparmiatori». Terzo punto, un’altra commissione, questa volta interna alle banche, per «vigilare su tutto il percorso dei crediti in sofferenza» con la rappresentanza delle associazioni dei piccoli soci. Il quarto punto è la costituzione di tavoli di conciliazione «il cui mandato e poteri deve essere convenuto fra le banche e le associazioni dei soci risparmiatori». Proposta che suona come un’apertura alla proposta lanciata da Veneto Banca di una procedura di conciliazione paritetica per dirimere le controversie sul crollo delle azioni. Proposta che però la banca di Montebelluna ha rivolto alle sole «associazioni dei consumatori più rappresentative».

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