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Andrea Dusi: «Perché ho fatto l’exit». Parla il fondatore di Emozione3

Pubblicato il 7 aprile 2016 in Innovazione, Pmi e Imprese, Verona

Andrea Dusi  

Emozione3 acquisita da Smartbox, un’exit che si aggira, pare, sui 20 milioni di euro. Ed è Andrea Dusi, uno dei fondatori del marchio di cofanetti messo in piedi con Cristina Pozzi nel 2006 a Verona, a raccontare quanto successo con un lungo, appassionato, post su Facebook. Lo fa da Londra, al termine di una giornata per lui assai intensa. Un post che vogliamo riportarvi integrale, perché merita di essere letto. Una storia a lieto fine, una favola moderna.

Il post di Andrea Dusi

Un lungo post notturno, quello di Andrea Dusi. Eccolo.
«Gratitudine. Un senso di profonda gratitudine. E’ da poco passata la mezzanotte e in un’anonima stanza di un hotel londinese, sto cercando di fare chiarezza dentro me, per capire se trovo qualche parola per commentare gli ultimi giorni della mia vita. Bellissimi, struggenti, pieno di amore, felicità, tristezza. Sentimenti contrapposti, ma uniti da una straordinaria favola che si chiama Wish Days.
Eravamo a novembre nel 2005 quando chiesi timidamente a  Cristina Pozzi di prendere un caffè. L’idea era quella di chiederle una mano per preparare un business case sulla idea che da qualche mese avevo in testa: creare una mia azienda, diventare imprenditore. E prima che la dorata vita della consulenza di direzione prendesse il sopravvento sul questo istinto (ora si direbbe da startapparo), provarmi sul campo.

Non ero così convinto delle mie capacità e nemmeno dell’idea originaria (vendere attività esperienziali alle aziende per i programmi di incentivazioni ed on line) ma quando Cristina accettò, in cambio di una possibile quota sul progetto se avesse mai preso piede, vidi che la sua energia, il suo entusiasmo, e anche il suo credere in me, completava quello che andavo cercando. 10 anni: il 13 aprile sono, saranno 10 anni di vita di Wish Days. Dove volevamo arrivare? Molto, molto lontano. Ma il nostro andare lontano era comunque molto più “vicino” di quanto poi siamo riusciti a creare.
Inizialmente ci eravamo posti un obiettivo: raggiungere 1 milione di fatturato entro 3 anni di vita, andando contemporaneamente a break-even. Ci abbiamo messo 18 mesi e mentre cercavamo di capire cosa fare, l’incontro che forse mi ha  cambiato la prospettiva.

Cara Cristina, caro Andrea, quando raggiungete un obiettivo è come raggiungere la vetta di una montagna. E’ bellissimo ammirare il paesaggio che si gode da quel punto. Ma poi… proprio per la bellezza di quello che vedete, vi verrà voglia di capire come può essere il mondo dalla montagna più avanti a voi, che ha una vetta ancora più alta”. E così è stato: quando abbiamo raggiunto il nostro nuovo obiettivo abbiamo ammirato un nuovo panorama. Ma poi ci è venuta questa voglia di ampliare i nostri orizzonti, e farli diventare ancora più grandi.
Non per un motivo particolare. Ma perché ci piaceva quello che stavamo facendo e l’emozione di vedere il mondo da un punto di vista ancora più alto è stata fine a se stessa probabilente.

E nel frattempo.. nel frattempo ti accorgi che ti innamori di quello che fai e ti innamori delle persone che ti stanno accompagnando in quello che fai. Ti innamori di quello che crei e di come lo crei. E ami così tanto il tuo lavoro che non pensi ad altro che a migliorarti, continuamente, per essere all’altezza della fiducia e del rispetto di chi crede in te. E mi scoppia il cuore di affetto e di gratitudine per tutte queste persone.
Cristina Pozzi, sei stata pazza a seguirmi. Pazza vera. Ma grazie. Senza te, niente sarebbe stato possibile. Keep in mind, sei il vero valore aggiunto tra noi due. Simone Zanolo, vogliamo parlare di pazzia? “Io non amo il rischio dicevi”. Ma va, vah!
Ma anche tu Andrea Marinoni, Lucio G., Federico, Marco R., Francesco C.,  avete un posto speciale dal giorno uno di  questo viaggio straordinario. Ero un pazzo scatenato che era venuto da voi con 500 pagine di Business Plan e mi avete dato la possibilità di credere e di realizzare il mio sogno. Che è diventato anche il vostro.

E nello scorrere dei ricordi.. Alessandro Zampini.. .grazie. Tu forse più di tutti hai visssuto con Cristina e me i vari passaggi della nostra vita in Wish. Con te non finirà mai di scusarmi per i primi 18 mesi, tra il 2006 e il 2007, dove di fatto penso di averti fatto.. maturare la decisione di scappare per un anno intero in Australia. Ma poi sei tornato con noi. Anche se forse non sei mai andato veramente via. Grazie Alessandro Racasi. Sopportarmi da amico di lunga data quale eri e riuscire, come hai fatto tu, ad essermi amico e collega sempre è stato per me motivo di grande gioia e continua spinta a non deluderti. So che non ci sono riuscito come avrei voluto ma ci ho sempre provato. E per tutte le volte che non ce l’ho fatta… ti chiedo scusa. Ma il vero e profondo senso di gratitudine lo provo per i colleghi che in questi anni ci hanno accompagnato in questa storia bellissima: ieri, quando vi ho detto che avevamo venduto la società e che sarei rimasto solo 2 mesi, mi si è spezzato il cuore. Ho amato moltissimo conoscervi, aprirmi a voi, lavorare, vedervi crescere e crescere grazie a voi. Se questi 10 anni di sacrifici immensi fossero stati necessari anche solo per entrare in contatto con voi beh… sappiate che ne sarebbe valsa la pena.

Soprattutto negli ultimi anni, per me venire in ufficio era felicità pura e tutte le difficoltà che abbiamo vissuto, le abbiamo superato insieme. E sentire su di me la vostra fiducia mi ha reso più forte. Ieri, quando ci siamo salutati e la commozione ha preso su di me il sopravvento, le lacrime di alcuni di voi e il vostro applauso mi hanno dato forza una volta di più.  Grazie anche per questo. Perché siete un gruppo meraviglioso di persone: siete voi che avete reso Wish Days quello che è. Una società sana, che in modo organico è sempre cresciuta creando e gestendo centinaia di posti di lavoro, imponendosi in mercati affollati, con dei brand che sono diventati pratagonisti in molti mercati. Il pensiero e la gratitudine va a voi. Rispetto e onore. E grazie ancora. In molti, amici e giornalisti, mi stanno chiedendo in queste ore: perché allora vendere se era tutto così bello? Da una parte, la spinta di alcuni soci a monetizzare l’investimento di 10 anni fa. Dall’altra la consapevolezza di Cristina, Simone e la mia, che Wish avesse bisogno di persone più motivate di noi a portare Emozione3 (e non solo) verso nuovi traguardi. Avete sempre dato a Wish Days ben oltre il 100% delle vostra professionalità. Non potevo essere da meno e mi ero conto che la mia vita mi aveva già chiamato a nuove sfide.

L’aver trovato poi una società che è pronta e ha voglia a far crescere il “nostro” marchio.. beh, ha aiutato. Però l’importante gratifiazione economica che questo accordo  mi porta, non permette di superare la malinconia che provo in questo momento. Questo post logorroico vuole essere non la “celebrazione dell’exit”, perché non è nelle mie corde. Ma un “dietro le quinte” di chi ha reso possibile vivere una magia. Un veccio proverbio recita: “se vuoi vivere una favola, devi entrare nel bosco”. Io l’ho fatto. Mi avete accompagnato in tanti. L’incredibile testimonianza di affetto di queste ore, in articoli, messaggi, chiamate, post lo dimostra. Per me è ora di ringraziare anche la mia Famiglia allargata, ma questa è una sfera troppo intima per condividere qui. Grazie a tutti. Auguro a tutti di vivere quello che ho vissuto io in questi 10 anni. Auguro a tutti di vivere dei Wish Days. E di avere il coraggio di perdersi in un bosco incantato».

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