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Welfare aziendale 2.0: quando l’azienda va a far la spesa

Pubblicato il 8 febbraio 2016 in Economie, Lavoro, Regione, Veneto

Con il welfare aziendale, le aziende si prendono carico dei bisogni e servizi dei dipendenti  

Chi si occupa oggi di fare la spesa? E di comprare i libri scolastici per i bambini? Nessun problema, ci pensa l’azienda. A fronte di un sistema pubblico in difficoltà negli ultimi anni è stato il welfare aziendale che ha cercato di assicurare ai dipendenti dei pacchetti di beni e servizi gratuiti (o a prezzi molto calmierati) capaci di garantire l’acquisto dei libri scolastici per i propri figli, ma non solo. Anche l’assistenza medica, il dentista, la spesa alimentare.

Un modello in crescita

Il modello del welfare aziendale conviene a entrambe le parti, come testimoniano numerosi studi che sottolineano come al miglioramento della qualità della vita dei lavoratori corrispondano paralleli miglioramenti di produttività e di rapporto tra il personale. A conferma di questo anche un’indagine di Sodexo e Harris Interactive su 780 top manager di sei nazioni differenti. Il 91% degli intervistati ha infatti percepito un forte legame tra qualità della vita e prestazioni dei lavoratori.

Il trend negli ultimi anni è in costante crescita. Nel 2011 solo il 5% delle aziende italiane utilizzava dei piani di welfare strutturati. Tre anni dopo a farne ricorso erano invece il 17% e la crescita non sembra essersi fermata per tutto il 2015.Il welfare aziendale 2.0 per le grandi imprese è partito proprio dal Veneto, con le misure adottate da Luxottica negli anni successivi alla crisi. Ma anche le Pmi stanno investendo in questo ambito, come dimostra il recente caso del Gruppo Alì.

Il carrello della spesa di Luxottica

Uno dei migliori esempi venuti dopo la crisi economica è stato proprio quello dell’azienda leader nel settore degli occhiali. Nel 2009 Luxottica ha istituzionalizzato il “carrello della spesa”, una forma di benefit capace di garantire prodotti alimentari distribuiti mensilmente agli 8mila dipendenti dell’azienda. A questa iniziativa si sono poi aggiunti altri servizi come corsi di formazione, assistenza medica, borse di studio, orari flessibili che consentano alle famiglie di gestire al meglio il proprio tempo.

Bottega Veneta: benefit su misura

Nel 2013 la griffe vicentina Bottega Veneta ha deciso di introdurre voucher con i quali era possibile per i dipendenti acquistare numerosi servizi base: dalla palestra alla lavanderia fino al take away. A questi si sono aggiunti anche dei pacchetti bonus per comprare, ad esempio, libri scolastici o pagare la retta universitaria dei figli. Insomma, benefit tagliati su misura su ciascun segmento di lavoratori presenti all’interno della propria azienda.

Berto’s: 30mila euro per l’istruzione

L’azienda di Tribano, in provincia di Padova, specializzata in cucine professionali, nel novembre 2014 ha promosso modalità integrative rispetto alle forme tradizionali di sostegno al reddito dei lavoratori, formalizzate per la prima volta nell’accordo aziendale. Tra queste, grande attenzione al sostegno all’istruzione con contributi alle spese per i propri figli per l’acquisto di libri e l’iscrizione dal nido all’università, a cui sono stati destinati 30mila euro in tre anni e un anticipo estensivo del Tfr.

Samuele Marchi

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