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Expo Venice: buco di 3 milioni, serve nuovo capitale

Pubblicato il 29 gennaio 2016 in Economie, Venezia

Expo Venice  

C’era anche il premier Matteo Renzi il 3 maggio 2015 a tagliare il nastro di Aquae 2015, il padiglione costruito come satellite dell’Expo milanese su un terreno a Marghera. Appena nove mesi dopo Expo Venice, la società guidata dall’ad Giuseppe Mattiazzo che ha preso il padiglione in gestione per 12 anni da Condotte Immobiliare, rischia il fallimento. Come scrive oggi La Nuova Venezia, è convocata per giovedì 4 febbraio l’assemblea straordinaria dei soci di Expo Venice, che dovrà decidere se ricapitalizzare la società che ha chiuso il 2015 con 3 milioni di euro di rosso.

Nel 2014 il bilancio della società si era chiuso con un fatturato di circa 10 milioni di euro. Nel luglio 2015 la società cinese First Italy, attiva nelle relazioni commerciali fra Italia e Cina, è entrata nella società con una quota fra il 20 e il 30%. «Contatti sono avviati con Vicenza e Verona – spiegavano dall’ente quest’estate –L’obiettivo e far di Venezia il laboratorio e la vetrina per le eccellenze delle esposizioni fieristiche venete».

Solo 90 mila ingressi ad Aquae 2015

L’Expo in salsa veneziana è stato un flop nei numeri: solo 90 mila visitatori, quando se ne erano preventivati 800 mila. E le ricadute turistiche sbandierate prima del taglio del nastro non si sono viste, come hanno denunciato gli albergatori delle Terme Euganee.

Ora si prospetta però la necessità di un aumento di capitale perché ci sono debiti da ripianare, fra cui alcuni affitti arretrati a Condotte Immobiliare. L’aumento di capitale sarà, a quanto riporta il quotidiano veneziano, aperto anche a nuovi soci. Rimini Fiera Spa, tirata in ballo nei giorni scorsi sulla stampa, ha smentito seccamente di voler entrare in Expo Venice. E intanto il caso diventa anche politico: «Ancora una volta si rileva una totale assenza di strategia – attacca Erika Baldin, consigliera regionale del M5S – da parte di chi dovrebbe coordinare le azioni di sviluppo, ovvero la Regione e il Comune».

Giulio Todescan

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