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Fiere del Veneto, campanili senza strategia

Pubblicato il 6 agosto 2015 in Belluno, Economie, Padova, Veneto, Venezia, Verona, Vicenza

La Fiera di Padova Fiera Padova  

Il Veneto conta cinque poli fieristici di cui tre – Verona, Vicenza e Padova – di caratura nazionale. Ma che, se si mettessero assieme, potrebbero dire la loro anche più in là, in Europa e nel mondo. Ma il “polo fieristico veneto unico” che da anni da più parti si vagheggia non è all’ordine del giorno. L’avvicinamento è cominciato fra Verona e Vicenza, ma se la seconda spinge, la prima frena ancora.

Senza dimenticare gli altri due attori del panorama espositivo regionale, di dimensioni più ridotte. C’è Longarone Fiere Dolomiti, storica realtà che fa da perno per l’area della montagna bellunese e si è recentemente alleata con la vicina, e più piccola, Fiera di Santa Lucia del Piave.

E poi Expo Venice, nel capoluogo regionale storicamente privo di un quartiere fieristico, ma che ha approfittato dell’Expo milanese per inaugurare il padiglione Acquae a Marghera, destinato a diventare sede espositiva fissa, con alleanze già intessute con Verona ad ovest e, all’estremo est, con la Cina.

Polo fieristico veneto: i numeri potenziali

La più grande fiera italiana e la terza al mondo per superficie, quella di Milano, ha spazi espositivi coperti per 345 mila metri quadri (dati UFI World Map 2011) e ricavi per 245,5 milioni di euro (bilancio 2014). La più grande del Veneto, quella di Verona, è grande circa la metà (152 mila mq) e ha chiuso il 2014 con ricavi pari a circa un terzo: 75,5 milioni. Ma se immaginiamo un’aggregazione fra il polo scaligero e gli altri due grandi quartieri fieristici in regione, allora i pesi cambiano.

Sommando le tre superfici espositive di Verona, Padova e Vicenza si arriva a 270 mila metri quadri. Spazi che, sia pur non concentrati in un’unica città, sarebbero comunque compresi in un raggio di 80 chilometri collegati da autostrade e ferrovie. E che renderebbero il Veneto virtualmente competitivo con colossi come Dusseldorf e Parigi, rispettivamente sesto e settimo polo mondiale. Tutto molto bello, se non fosse che lo scenario sopra descritto è ad oggi puramente virtuale.Fiere in Veneto, gli spazi espositivi a confronto

 

Fusione ad ostacoli

Nel campo delle possibilità più plausibili rientra invece la fusione fra Verona e Vicenza. Soprattutto da quando nel dicembre 2013 alla presidenza della Fiera di Vicenza è arrivato Matteo Marzotto, l’ente berico spinge per creare un polo unico. Da parte di Verona c’è invece prudenza. Al di là delle dichiarazioni ottimistiche che arrivano da entrambi i fronti, dal punto di vista operativo siamo ancora alle valutazioni preliminari, con le due diligence incrociate commissionate da Verona a Pwc e da Vicenza a Deloitte.

Il primo ostacolo è la forma della governance: la fiera scaligera è gestita dall’Ente autonomo per le Fiere di Verona, mentre quella vicentina è una Spa. Prima di concretizzare la fusione sarebbe necessario un passaggio preliminare, con la trasformazione in società per azioni dell’ente veronese.

Flavio Tosi e Achille Variati

Flavio Tosi e Achille Variati

La politica in entrambi gli enti ha un peso rilevante. Achille Variati del Pd è allo stesso tempo sindaco di Vicenza e presidente della Provincia e i due enti, sommando le partecipazioni, controllano il 64% di Fiera di Vicenza (il cui azionariato vede al 32% i due enti pubblici e la Camera di commercio). A Verona il Comune guidato dal sindaco Flavio Tosi, ex leghista ora a capo del movimento “Fare”, ha la quota di maggioranza relativa con il 32%, seguito da Fondazione Cariverona con il 22% e Camera di commercio con il 12%. Il dialogo fra i due sindaci, pure appartenenti a schieramenti diversi, è da qualche anno intenso e si è concretizzato in alcune alleanze in fatto di multiutility, a partire dall’acqua.

Profondamente diversa la situazione di Padovafiere, ente privatizzato nel 2005 e passato sotto il controllo della società francese Gl Events che ne detiene l’80%. Il restante 20% è di Fiera di Padova Immobiliare spa di proprietà di Comune, Provincia e Camera di commercio. Nessuna prospettiva di fusione con i “cugini” veronesi e vicentini, al contrario nei mesi scorsi ha tenuto banco la «guerra» fra i due saloni dedicati alla bicicletta: la fiera di Padova ha denunciato alla magistratura lo «scippo» ipotizzando il furto di dati aziendali, ma il tribunale di Venezia ha dato il via libera a CosmoBike Show, che esordirà alla fiera di Verona dall’11 al 14 settembre, mentre l’ottava edizione di ExpoBici sarà a Padova dal 19 al 21 settembre.Fiere in Veneto, i numeri dei saloni più visitati

 

Numeri e bilanci a confronto

Ettore Riello

Ettore Riello

Veronafiere, ai cui vertici siedono il l’industriale Ettore Riello (presidente) e il manager Giovanni Mantovani (direttore generale), ha chiuso il bilancio 2014 con ricavi per 75,2 milioni di euro, in crescita dell’8,5% rispetto al 2013, anno che si era chiuso con 69,3 milioni di ricavi. Il risultato netto è in attivo per 700 mila euro. L’Ebitda, o risultato operativo lordo prima delle imposte, si attesta a 10,2 milioni con incidenza del 13,6% sui ricavi.

Considerando il bilancio consolidato che include le partecipate, i ricavi toccano 83,5 milioni. E Motor Bike Expo e Vinitaly – entrambe con 150 mila visitatori alle edizioni 2015 – rappresentano di gran lunga le manifestazioni che attirano più visitatori in regione e se la giocano, a livello italiano, con quelle milanesi.

Fiera di Vicenza, guidata dal presidente Matteo Marzotto e dal direttore generale Corrado Facco, nel 2014 ha registrato ricavi netti per 32,1 milioni di euro, dato in crescita del 2,9% se confrontato con il 2013. Il risultato netto è positivo, per il quinto anno consecutivo, ed è pari a 207 mila 945 euro. L’Ebitda è di 5,2 milioni e rappresenta il 16,2% del fatturato: fatte le debite proporzioni, dunque, l’indicatore di redditività della fiera vicentina è migliore di quella veronese. Ma su Fiera di Vicenza pesa il mutuo aperto con Banca Popolare di Vicenza per finanziare il nuovo padiglione da 15 mila metri, inaugurato nel 2014 e costato 34 milioni di euro. Complessivamente l’esposizione con le banche ammonta a 38,8 milioni di euro nel 2014, contro i 35,2 del 2013.

È senza dubbio l’oro il core business di Fiera di Vicenza, che ora guarda a Dubai per puntare al mercato globale. Nel 2015 per la prima volta uno dei tre saloni orafi che tradizionalmente si tenevano nel corso dell’anno, quello di maggio, è stato cancellato, mantenendo VicenzaOro January – il più seguito – e VicenzaOro September. La novità è l’esordio, in aprile, di VicenzaOro Dubai, frutto della nuova società DV Global Link nata da una joint venture fra Fiera di Vicenza e Dubai World Trade Center.

Padovafiere non naviga in buone acque. Nel 2014 il fatturato è di 11,3 milioni, in calo rispetto ai 15 milioni del 2013. Il bilancio si è chiuso in rosso per 1,4 milioni di euro, dopo che anche il 2013 era finito con il segno rosso per 425 mila euro e il 2012 per 1,3 milioni. In aprile è stato eletto il nuovo presidente di Padovafiere, Jean-Eudes Rabut, subentrato a Ferruccio Macola, che aveva presieduto l’ente per 18 anni, mentre l’amministratore delegato è Daniele Villa.

Nel che ha approvato il bilancio, i consiglieri espressi da Comune, Camera di commercio e Provincia si sono astenuti, segnando così la distanza dalla gestione dei francesi di Gl Events, che vorrebbero ridurre il capitale sociale per ripianare le perdite. Una mossa che penalizzerebbe Fiera Immobiliare, «feudo» dei tre enti pubblici, dove nel giugno 2014 il sindaco Massimo Bitonci ha nominato presidente Massimo Pellizzari, presidente dell’Associazione commercianti del centro. Una nota positiva è la partenza dei lavori per il nuovo centro congressi interno al quartiere fieristico, con la posa della prima pietra il 31 luglio. L’opera è attesa da più di dieci anni.

Padigione Acquae a Marghera, Venezia

Padigione Acquae

Expo Venice spa è la società che ha preso in affitto per dodici anni il padiglione «Acquae Venezia 2015», costruito da Condotte Immobiliare a Marghera e che ospita un salone dedicato alle tematiche dell’acqua collaterale all’Expo 2015 di Milano. Nata nel 2007 e già attiva nell’organizzazione di eventi come il Salone nautico al Parco di San Giuliano, ha operato fino alla fine del 2014 senza uno spazio espositivo fisso. Il fatturato 2014 si è attestato a 10 milioni di euro.

Presieduta da Cesare De Michelis e guidata dall’ad Giuseppe Mattiazzo, fra i soci figurano l’Ente Fiere di Verona (partner nella gestione delle fiere Salone dei Beni e delle Attività Culturali e Luxury & Yachts), Veneto Sviluppo (la finanziaria della Regione), Cna, Confesercenti, Autorità Portuale di Venezia, Confindustria Venezia, Parco Vega scarl, Consomare spa, Consorzio Sponsoring e una serie di altri soci.

Novità importante, annunciata nel luglio 2015, l’ingresso di capitale cinese in Expo Venice: la società cinese First Italy attiva nelle relazioni commerciali fra Italia e Cina è entrata nella società con una quota fra il 20 e il 30%. «Contatti sono avviati con Vicenza e Verona – spiegano dall’ente – L’obiettivo e far di Venezia il laboratorio e la vetrina per le eccellenze delle esposizioni fieristiche venete».

Il bilancio 2014 di Longarone Fiere spa ha chiuso con ricavi complessivi pari a 2,3 milioni di euro, sostanzialmente in linea con il 2013, e con un attivo di 8 mila euro. Presidente è Giorgio Balzan, già sindaco di Trichiana, eletto nel dicembre 2014, e l’amministratore delegato è Paolo Garna, già direttore dell’ente per 12 anni fino al 2011.

Il punto di forza è la Mostra internazionale del gelato artigianale la cui 55esima edizione nel dicembre 2014 ha richiamato 27 mila visitatori. Per il futuro si mira a creare una rete – “Fiere del Piave” – con Fiera di Santa Lucia del Piave, nel trevigiano, e Fiera del Rosario di San Donà di Piave, nel veneziano.

Fiere in Veneto, i bilanci a confronto

 

 

 

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