Energia, Veneto seconda regione italiana per aumento dei prezzi di elettricità e gas a maggio

Le imprese venete stanno affrontando lo shock energetico partendo da una posizione di forte svantaggio competitivo rispetto ai principali concorrenti europei. Mentre nel 2025 le aziende italiane hanno pagato l’energia elettrica il 24,1% in più della media dell’Eurozona, a maggio 2026 il Veneto è stato la seconda regione italiana per aumento dei prezzi di elettricità e gas, con un incremento del 12,2% rispetto a febbraio, alle spalle del solo Trentino-Alto Adige (+12,8%) e ben oltre la media nazionale (+7,8%). Nello stesso periodo, nell’Unione europea i prezzi sono rimasti pressoché stabili (+0,3%).

È quanto emerge dall’elaborazione dell’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese sui dati più recenti diffusi da Arera, Istat ed Eurostat, che evidenzia come le tensioni internazionali legate allo Stretto di Hormuz rischino di aggravare una situazione già critica per il sistema produttivo italiano. Dopo trentacinque mesi, infatti, a maggio 2026 i prezzi al consumo dei beni energetici sono tornati a crescere in doppia cifra su base annua (+12,0% rispetto a maggio 2025, dal +9,3% registrato ad aprile).

«È una situazione che preoccupa profondamente – commenta il presidente di Confartigianato Imprese Veneto, Roberto Boschetto –. Le nostre imprese sono chiamate a competere sui mercati internazionali sostenendo costi dell’energia che sono già tra i più elevati d’Europa. Il sistema produttivo non ha ancora assorbito gli effetti della crisi energetica del 2022 e le nuove tensioni sui mercati rischiano di colpire aziende che operano già con margini ridotti e costi energetici significativamente superiori a quelli sostenuti dai principali concorrenti europei.»

Lo svantaggio competitivo italiano emerge con evidenza anche dal prezzo dell’energia all’ingrosso. Nel 2025 il Prezzo Unico Nazionale (PUN) si è attestato a 115,9 euro per MWh, il valore più elevato tra le principali economie europee, contro i 61,1 euro/MWh della Francia e i 65,3 euro/MWh della Spagna, soprattutto per la maggiore dipendenza italiana dalla produzione elettrica alimentata a gas. Anche il prezzo finale dell’energia continua a pesare maggiormente su imprese e famiglie: nel 2025 è risultato superiore del 24,1% alla media dell’Eurozona per le imprese e del 13% per le famiglie.

Secondo Confartigianato Imprese Veneto, una delle risposte più efficaci passa attraverso le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER), che consentono di produrre, condividere e consumare energia a livello locale, riducendo i costi e aumentando l’autonomia energetica dei territori.

Non a caso il Veneto è oggi la seconda regione italiana per potenza installata nelle Comunità Energetiche Rinnovabili, con 9.119 kW, mentre il 19,7% delle imprese guarda con interesse o partecipa già a questi modelli di condivisione dell’energia. Delle 904 CER oggi attive in Italia, una su dieci è nata in Veneto.

«Questi numeri dimostrano che il nostro tessuto produttivo ha compreso l’importanza di investire nell’autoproduzione e nella condivisione dell’energia – conclude Boschetto –. Per questo preoccupa la decisione del Governo di ridurre le risorse del PNRR destinate alle Comunità Energetiche Rinnovabili da 2,2 miliardi a 795,5 milioni di euro: significa depotenziare una delle leve disponibili per rispondere alla volatilità dei mercati dell’energia, rafforzare la competitività delle imprese e aumentare l’indipendenza energetica del Paese. Allo stesso tempo chiediamo alla Regione Veneto di rifinanziare il Fondo Veneto Energia, che in questi anni ha consentito a molte imprese di investire nell’efficientamento energetico.»

Il tema dell’efficienza energetica resta infatti centrale. Secondo l’elaborazione dell’Ufficio Studi di Confartigianato su dati Enea-SIAPE, aggiornata al 12 giugno 2026, il 44,1% degli immobili veneti appartiene ancora alle classi energetiche F e G, le meno efficienti, e dovrà essere riqualificato per raggiungere gli obiettivi europei previsti per il 2033.

 

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