Veneto, quorum abbassato: fusioni fra Comuni più semplici. Ma la storia dice che...

FacebookTwitterLinkedInWhatsAppEmail

In Veneto sarà più semplice portare a termine i percorsi di fusione tra Comuni. Ieri, infatti, il Consiglio regionale del Veneto ha approvato il progetto di legge 185 che agevola le aggregazioni tra Municipi, facendo scendere dal 50% al 30% il quorum di partecipazione al referendum consultivo sulla fusione dei Comuni (con un’ulteriore riduzione al 25% nel caso in cui gli iscritti all’AIRE siano superiori al 20% dei votanti).

“Una recente relazione della Corte dei Conti ha affermato che l’aggregazione tra i Comuni di piccole dimensioni comporta indiscutibili vantaggi sul piano organizzativo – precisa Ferrarelli – cui si aggiungono i cospicui incentivi statali erogati per 15 anni. Apprezziamo quindi la scelta della Regione Veneto di abbassare il quorum dei referendum di fusione – commenta Antonio Ferrarelli, presidente della Fondazione Think Tank Nord Est – perché agevola il riordino territoriale ed evita che la generale disaffezione al voto blocchi qualunque tentativo di riforma, anche proveniente dalle stesse comunità locali.”

Il quadro regolativo statale e regionale è quindi oggi particolarmente favorevole ai processi aggregativi. Infatti, la recente conversione in legge del D.L. 22/2023 ha esteso per ulteriori cinque anni i contributi statali straordinari alle fusioni di Comuni entrate in vigore dal 1° gennaio 2014. Ai Municipi che decidono di mettersi insieme spetta quindi l’erogazione, per un periodo di quindici anni, di un contributo pari al 60% dei trasferimenti statali 2010, fino ad un massimo di 2 milioni di euro. In caso di enti con popolazione complessivamente superiore a 100.000 abitanti, il limite massimo annuale del contributo straordinario è stato innalzato a 10 milioni di euro.

Secondo un’analisi della Fondazione Think Tank Nord Est, in Veneto le fusioni sono già state premiate con oltre 65 milioni di euro di contributi statali dal 2014 ad oggi.

Eppure, nonostante la convenienza economica, oltre la metà delle proposte di fusione in Veneto è stata finora respinta: ben 15 su 29 hanno fallito il test del referendum. Sono 14, invece, quelle portate a termine con successo: cinque in provincia di Vicenza e di Belluno, due nel Padovano, una nel Trevigiano e nel Rodigino. In provincia di Verona tutti e tre i referendum sono stati bocciati, mentre nel Veneziano non si è tenuta alcuna consultazione.

Sono quattro, infine, le nuove proposte di fusione in Veneto, con referendum previsto il 29 e 30 ottobre: Guarda Veneta e Polesella, nel Rodigino, voteranno per l’istituzione di Polesella Veneta; Carceri e Vighizzolo d’Este, in provincia di Padova, andranno al voto per unirsi nel nuovo Comune di Santa Caterina d’Este; Gambugliano e Sovizzo, nel Vicentino, puntano alla fusione in un nuovo ente che manterrà il nome di Sovizzo; infine Quero Vas e Alano di Piave, in provincia di Belluno, ambiscono a formare un’aggregazione denominata Setteville. In caso di successo di tutte e quattro le consultazioni, il numero dei Comuni in Veneto scenderebbe a quota 559.

Ti potrebbe interessare