Pericolo peste suina in Veneto, Confagricoltura: «Bisogna contenere l’espansione dei cinghiali»

FacebookTwitterLinkedInWhatsAppEmail

Sale la preoccupazione di Confagricoltura per l’allarme sanitario legato alla peste suina, con alcuni casi accertati in Liguria e Piemonte. Una situazione critica che, con tutta probabilità, avrebbe potuto essere evitata con un’azione di contrasto sollecitata da tempo a tutti i livelli nei confronti della proliferazione dei cinghiali.

«Sono anni che chiediamo che venga fatto un piano serio per il controllo della fauna selvatica, che può causare il diffondersi di malattie con effetti catastrofici per gli allevamenti, portando all’abbattimento di migliaia di capi e al blocco delle esportazioni di carni suine e derivati», sottolinea Rudy Milani, allevatore di Zero Branco e presidente regionale e nazionale della federazione settore suini di Confagricoltura. «Il numero degli ungulati è fuori controllo e causa danni enormi ai raccolti, oltre a rischi per l’incolumità umana. Bisogna adottare misure di contenimento efficaci, con catture e abbattimenti mirati, a cominciare dalle aree dei Colli Euganei e della Pedemontana trevigiana, dove gli ungulati si stanno moltiplicando a dismisura, per proseguire con la montagna veronese e tutto l’arco alpino dal Friuli Venezia Giulia alla Lombardia. Si stima che solo in Veneto i cinghiali siano 100.000: attraversano strade e autostrade, si spostano ovunque, devastano i raccolti e mettono a rischio la vita delle persone. Il Trentino ha dimostrato di avere intelligenza in questo campo, come si è visto nella gestione degli orsi. Così dobbiamo fare noi, controllando e abbattendo gli animali selvatici che mettono a rischio la nostra salute e la nostra economia».

Michele Barbetta, presidente di Confagricoltura Padova, ricorda che il problema, nonostante anni di appelli e di iniziative per sollecitare una soluzione, come il corteo degli agricoltori che in settembre ha toccato Ospedaletto Euganeo, Este, Baone, Cinto Euganeo e Vo’ Euganeo, è ancora lungi dall’essere risolto. «Nelle ultime settimane ci sono state nuove incursioni degli ungulati nella zona delle Vallette – spiega – devastando il grano da poco seminato e scavando buche alla ricerca dei vecchi chicchi di mais. Dove scavano non crescerà più niente e inoltre, quando si formano le montagnole, bisogna andare a ripianare il terreno, altrimenti non si riesce neanche più a passare con trattori e macchinari. Le azioni con i selecontrollori rivolte a contenere il numero dei cinghiali nel Parco Colli hanno dato buoni frutti, ma non sono sufficienti, perché i cinghiali si stanno espandendo in pianura e per il 2022, nell’area delle Vallette, si temono danni superiori alle annate precedenti. Confagricoltura e le altre organizzazioni agricole hanno messo a punto un piano per l’eradicazione degli ungulati, ma problemi di carattere burocratico ne stanno rallentando la realizzazione. Dobbiamo mettere in atto sistemi di contenimento finalmente efficaci o la situazione rischia di esplodere».

Ti potrebbe interessare