Assindustria Venetocentro contro il Cura Italia: «Siamo in guerra, subito misure eccezionali»

Pubblicato il 20 Marzo 2020 in Economie

 

Ci sono voluti tre giorni, poi il giudizio di Assindustria Venetocentro sul decreto Cura Italia è arrivato. E ancora una volta le critiche contro il governo Conte – del quale l’associazione confindustriale di Padova e Treviso aveva chiesto addirittura le dimissioni lo scorso 8 marzo – sono pesanti. «La gravità della situazione avrebbe richiesto ben altre ‘munizioni’», dichiara la presidente Maria Cristina Piovesana.

«L’emergenza sanitaria è prioritaria e va rafforzato l’intero sistema per contenere e ridurre il numero dei contagi e delle vittime. Siamo vicini a tutti gli operatori della sanità nel loro sforzo immane ed encomiabile, anche attraverso una importante raccolta fondi destinati al Servizio Sanitario nazionale. Nelle aziende abbiamo attivato tutte le possibili misure di tutela e prevenzione in base alle disposizioni delle Autorità sanitarie. Ma le imprese – prosegue Piovesana -, con le migliaia di collaboratori che vi lavorano, sono un altro fronte che deve essere presidiato con altrettanta attenzione e cura. Se non ci sarà un deciso cambio di passo nelle politiche pubbliche, così come emergono dal Dl ‘Cura Italia’, rischiamo danni permanenti e irreversibili. Si stanno infatti azzerando gli ordini, dall’Italia e dall’estero, per gran parte delle aziende, la domanda pubblica e privata si è sostanzialmente fermata e rischia di restarlo a lungo».

«A fronte di questo scenario – recita il comunicato diffuso nel pomeriggio di venerdì 20 marzo – pur comprendendo la necessità di assicurare allo Stato i flussi di cassa per gestire l’emergenza sanitaria, risulta incomprensibile il messaggio che è stato dato con la proroga di 4 (quattro!) giorni delle scadenze fiscali e contributive per le imprese con più di 2 milioni di fatturato che sono la stragrande maggioranza e la spina dorsale del sistema economico nazionale e ragione di sopravvivenza anche delle aziende più piccole. Come può bastare uno stanziamento di soli 1,3 miliardi di euro per la cassa integrazione che risulterà sufficiente solo per qualche centinaia di migliaia di lavoratori e con procedure troppo farraginose. Il rischio reale è che molte imprese costrette a collocare anche temporaneamente in Cig i lavoratori presupponendo una copertura, non la troveranno a distanza di poco tempo. E come può bastare un fondo di 500 milioni a garanzia dei prestiti bancari delle imprese italiane oltre i 250 addetti? Quello che sorprende, in generale, è la sensazione di una non conoscenza del sistema economico del Paese. Infatti, cosa si può pensare di provvedimenti inseriti nel Dl come l’ennesimo rifinanziamento, e di fatto nazionalizzazione, di Alitalia. O come l’allungamento di due anni dei termini di decadenza e prescrizione per l’attività di accertamento della Agenzia delle Entrate. Sono queste le priorità del Paese in questo momento?»

«Siamo ‘in guerra’ – sottolinea la presidente Piovesana – lo hanno detto in tanti. E questa guerra sta colpendo, oltre che la nostra gente, anche la parte più produttiva del Paese dove si realizza il 40% del Pil nazionale e una parte rilevante dell’occupazione. Deve essere chiaro che è questo che si rischia di perdere se non ci sarà un piano all’altezza della situazione che ponga già da ora le basi per la ricostruzione. Non ci rassicurano le affermazioni secondo cui durante i 60 giorni per la conversione del Decreto lo si potrà migliorare. Tra 60 giorni in molti potrebbero non esserci più. Le risorse servono subito. Per questo, come anche Confindustria ha proposto, serve un piano shock che impegni risorse quantitativamente più rilevanti, che sostenga maggiormente la liquidità delle imprese, a partire da rateizzazioni fiscali e meccanismi di compensazione».

«Un piano come questo – conclude Piovesana – ha bisogno di un ampio sostegno e di solidarietà da parte di tutto il Paese, come il Presidente Mattarella ha più volte richiesto. Ma questo condivisibile appello all’unità non significa non evidenziare quello che oggi appare inadeguato a dare risposte importanti e ampiamente condivise, per fronteggiare l’emergenza e prepararci a ripartire».



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