Hotel, ipotesi Iva al 23% per chi paga in contanti. Federalberghi: «Incubo»

Pubblicato il 9 Settembre 2019 in Commercio, Turismo, Veneto

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Mentre il governo Conte bis aspetta in queste ore di ottenere la fiducia di Camera e Senato per iniziare a lavorare, fa già discutere una delle ipotesi per la prossima legge di bilancio. A lanciarla, come riporta il quotidiano Repubblica, è il Movimento 5 Stelle. Si tratta dell’aumento dell’Iva (dal 10 al 23%) per gli alberghi, ma solo per chi paga in contanti. Chi utilizza i pagamenti elettronici continuerebbe a pagare con la vecchia aliquota, grazie a un sistema di rimborsi. La norma si estenderebbe anche ai ristoranti, e avrebbe l’obiettivo di combattere l’evasione fiscale in settori considerati a forte rischio evasione.

La replica del presidente di Federalberghi Veneto Marco Michielli non si fa attendere. Si tratta di un «incubo di una notte di fine estate» secondo il rappresentante degli esercenti turistici. «Sembra il parto di un quarto d’ora di follia da archiviare come effetto dell’ultimo solleone estivo – afferma -, che sta però gettando nel panico tutti gli operatori che rappresento. Nel prosieguo di questa follia si evince che la maggiore Iva graverebbe solo su chi pagherà in contanti, mentre chi lo farà con carta credito riceverebbe un rimborso dell’imposta versata in più».

«Mi preme far osservare all’incauto estensore – prosegue Michielli – che includere gli alberghi tra le imprese a maggior rischio di evasione indica quantomeno una scarsa conoscenza delle dinamiche burocratiche e di controllo cui sono sottoposte. Gli alberghi sono controllati sostanzialmente da tutti i corpi dello stato, a partire dalle questure, quando depositano i documenti dei clienti, per continuare con i comuni, quando trasmettono l’imposta soggiorno, per finire con la Guardia di finanza e l’Agenzia delle entrate, a consuntivo. Inoltre, sempre l’incauto estensore ignora che oramai il pagamento negli hotel è effettuato al 90% con carta elettronica. Il provvedimento annunciato, quindi, creerebbe solo un’inutile complicazione: quella di dover ricostruire il sistema di compensazione».

«Faccio notare inoltre che grossomodo il 50% dei clienti che soggiornano in hotel è straniero – prosegue l’intervento -: come si pensa di ricompensare la maggiore imposta pagata dai turisti che risiedono all’estero? Credo che, con questo tipo di discriminazione su base nazionale, il provvedimento non passerebbe il minimo vaglio europeo. È amaro constatare che tutto questo sta succedendo nell’anno che vede la prima flessione del mercato turistico, dovuta agli alti prezzi che le imprese sono costrette ad applicare proprio per effetto delle maggiori spese di gestione e dell’alto costo del lavoro. Altroché nuovi carichi: dal Governo ci aspettiamo sgravi e il taglio del cuneo fiscale».



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