Lavorare fuori dall’ufficio: Fitt, Noonic e Unicredit fanno così

Pubblicato il 4 Giugno 2019 in Lavoro, Padova, Pmi e Imprese, Vicenza

 

Come liberare il lavoro dai vincoli degli spazi, delle scrivanie e dei computer fissi? Tre aziende venete di diverse tipologie e dimensioni – la sede veronese di Unicredit, la digital company Noonic e l’industria leader nei tubi plastici Fitt – hanno svelato la loro “ricetta” nel corso dell’incontro di Innovation Stories “Il lavoro libero. Esperienze di smart working tra teoria e pratiche” il 28 maggio nell’ambito della Settimana del Lavoro Agile.

Bevilacqua. «Avevamo 25 sedi a Milano, 27 a Roma, con un layout di corridoi lunghi e bui e uffici chiusi, con computer e telefoni – racconta Giovanni Bevilacqua, Head of Smart Working, Energy & Innovation di UniCredit -. Con il progetto Piani città abbiamo chiuso 150 edifici e siamo usciti dai centri storici, ripensando i luoghi di lavoro con scrivanie condivise, activity based working, aree per il lavoro individuale, per quello di gruppo e per il relax».

Quello di Verona è un ufficio nato con questo modello: «È il più bello d’Italia – dice Bevilacqua -, con un sistema di prenotazione sale Iot: una mappa visibile a tutti mostra le postazioni assegnate e quelle libere». La struttura sia accompagna a un cambiamento nei modi di lavoro: «Il flexible working permette a Milano e a Roma di prenotare la propria postazione di lavoro nella filiale più vicina a casa».

Elena Tessarin, responsabile progetto Smart Working di Fitt, spiega come un’azienda manifatturiera – con sede a Sandrigo e 850 dipendenti in nove siti produttivi di cui tre all’estero – possa rendere plausibile un lavoro “liberato” anche nei ruoli non di ufficio, ma legati alla produzione. «Facciamo sistemi di passaggio fluidi per finalità industriali, di giardinaggio e per l’edilizia – racconta -. Abbiamo iniziato il progetto di smart working a gennaio 2018, ci siamo dati un tempo di circa due anni per implementare lo strumento. Questo periodo terminerà a dicembre 2019 con l’obiettivo di attivare lo smart working in tutte le sedi commerciali europee da gennaio 2020».

Per Nunzio Martinello, Ceo di Noonic, c’è una premessa necessaria per arrivare al lavoro agile: «Serve una cultura della valutazione sulla base degli output e non degli input, quindi su dati misurabili e non sulle impressioni del manager – afferma -. Vengono meno le dinamiche a volte negative da ufficio. Per un anno abbiamo lavorato per rendere possibile lo smart working al 100%. Siamo piccoli, circa 20 dipendenti, e abbiamo fatto un passaggio graduale: prima un giorno al mese, poi uno alla settimana, ora sostanzialmente si può lavorare da dove ci pare».

Oltre agli aspetti positivi ci sono due controindicazioni per i dipendenti: «La prima è il work-life balance, cioè a casa rischi di non smettere più di lavorare; la seconda è l’esclusione dalle dinamiche tra colleghi, come le discussioni alla macchinetta del caffè. Bisogna comportarsi in modo da non tagliare fuori chi lavora da casa».

Smart working, come cambiano le leggi

Stefania Cazzarolli, Ceo e Senior Consultant di Variazioni Srl, ha portato la sua esperienza di consulente. «Questo strumento va pensato non come un banale “lavorare da fuori” ma come una leva per adeguarmi a un futuro organizzativo che sta arrivando, e per confrontarmi con manager e collaboratori».

Le normative da un lato aiutano, dall’altro rischiano di frenare il cambiamento: «La legge sullo smart working del 2017 era flessibile e innovativa perché lasciava ampio margine alle aziende di decidere come utilizzare il lavoro agile sia come strumento sia di conciliazione vita-lavoro sia di innovazione organizzativa – afferma Cazzarolli -. Nel 2019 con la legge di bilancio è stato invece introdotto un vincolo per le aziende a dare priorità alle mamme con figli piccoli e ai genitori di figli disabili. Questa nuova norma rischia di far diventare lo smart working una misura assistenziale di supporto alla famiglia e non una misura di competitività aziendale come invece dovrebbe essere».

Il lavoro agile piace anche al settore del commercio e dei servizi. Lo ha rivelato Silvia Zanellato, referente Smart Working per le Imprese di Ascom Servizi Padova, che ha portat : «Accompagniamo le aziende verificando la loro situazione organizzativa e cercando di dare loro un supporto per organizzarsi in modo diverso, per la scrittura dei regolamenti e dei contratti aziendali, e anche sul percorso di digitalizzazione, il supporto tecnologico che sta sotto quello organizzativo. Facciamo anche scouting di finanziamenti nazionali e regionali che possono ridurre i costi per le piccole e medie imprese».



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