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Assemblea “Noi che credevamo nella BpVi”, una socia: «Io esclusa»

Pubblicato il 9 Febbraio 2019 in Credito, Vicenza

BpVi  

Mentre al Centro Sport Palladio di Vicenza va in scena l’assemblea dell’associazione “Noi che credevamo nella BpVi e in Veneto Banca”, con la partecipazione dei vice presidenti del consiglio Luigi Di Maio e Matteo Salvini, qualcuno è rimasto fuori dalla sala iper blindata.

Si tratta di Mara Fagan, insegnante ed ex azionista di Veneto Banca, che in passato si era resa protagonista di una protesta eclatante il 26 giugno 2017, entrando nella sede principale della popolare a Montebelluna e minacciando il suicidio. «In quella banca io e la mia famiglia avevamo risparmi per 1,5 milioni di euro – dice la donna – e ora rischiamo di perdere tutto. Anche con il rimborso voluto dal governo Conte, non potrò recuperare che una piccola parte di quanto perduto: c’è il tetto dei 100 mila euro e la quota rimborsabile è del 30%. Mi sarebbe convenuto accettare la transazione proposta dalla banca all’epoca».

Forse per questa sua posizione critica lei, che è stata militante delle diverse associazioni che si sono battute negli ultimi anni per ottenere un ristoro ai risparmiatori traditi, è stata esclusa dall’evento di Vicenza.

«Il giorno 7 febbraio, dopo contattato telefonico – racconta Mara Fagan – con il signor Mario Zambon (Noi che credevamo nella BpVi) per chiedere di poter partecipare all’incontro di sabato 9 febbraio presso il palasport di Vicenza e dopo aver avuto rassicurazioni che non ci sarebbero stati problemi, mi chiedeva di inviare il mio nominativo e quello dei miei familiari per poter avere il benestare della Questura».

L’8 febbraio mattina arriva la conferma via email dell’accettazione della sua partecipazione. Seguita però, poche ore dopo, da una revoca scritta, che però non spiega le motivazioni dell’esclusione.

«La Questura di Vicenza da me interpellata risponde che non dipende da loro ma da chi ha organizzato la manifestazione» spiega ancora Fagan, che conclude: «Quando le teste sono pensanti è meglio lasciarle a casa, non si sa mai che possano dire qualcosa di contrario alla linea tenuta dalle associazioni. Gesù è stato venduto per 30 denari, noi per un’elemosina del 30% peraltro neanche reale».



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