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Spiagge: inquinamento oltre i limiti alle foci del Brenta e del Piave

Pubblicato il 10 agosto 2017 in Economie, Rovigo, Turismo, Venezia

foce del brenta a chioggia (via velaveneta)  

La Goletta verde di Legambiente alza due cartellini rossi sulle spiagge venete: a superare i limiti di legge per l’inquinamento sono le coste in corrispondenza delle foci dei fiumi Brenta, in località Isola Verde a Chioggia, e Piave, al lido di Jesolo. È il bilancio del monitoraggio svolto dall’equipe tecnica di Goletta Verde, la storica campagna di Legambiente realizzata anche grazie al sostegno del CONOU – Consorzio nazionale per la gestione, raccolta e trattamento degli oli minerali usati e dei partner tecnici Aquafil, Novamont e Nau.

Su dieci campionamenti eseguiti sulle spiagge venete in corrispondenza di foci di fiumi e di scarichi e depuratori, due sono risultati con valori inquinanti oltre il consentito. I prelievi e le analisi di Goletta verde sono stati eseguiti dal laboratorio mobile di Legambiente il 3 e 4 agosto 2017. I parametri indagati sono microbiologici – Enterococchi intestinali, Escherichia coli – e sono considerati come “inquinati” i risultati che superano i valori limite previsti dalla normativa sulle acque di balneazione vigente in Italia (Dlgs 116/2008 e decreto attuativo del 30 marzo 2010) e “fortemente inquinati” quelli che superano di più del doppio tali valori.

Goletta verde 2017

Cartelli in spiaggia mancanti: Veneto bocciato

Una bocciatura netta arriva sul fronte della cartellonistica. In spiaggia, in Veneto come nel resto d’Italia, è pressoché assente, nonostante da tre anni sia obbligatorio esporre nei comuni costieri cartelli informativi sullo stato del mare. Soltanto in tre dei sei punti campionati i tecnici di Goletta verde hanno avvistato i cartelli previsti dalla normativa, che hanno la funzione di divulgare al pubblico la classe di qualità del mare (in base alla media dei prelievi degli ultimi 4 anni), i dati delle ultime analisi e le eventuali criticità della spiaggia stessa. Anche quelli di divieto di balneazione sono merce rara: solo in un caso rispetto ai quattro dove non vengono eseguiti campionamenti da parte delle autorità competenti, era presente il cartello per informare i bagnanti.

A Caorle, presso Bocca di Porto Falconera, è stata rilevata la presenza di un cartello con divieto di balneazione permanente, risalente al 1995, ma completamente illeggibile. Una situazione che rischia di indurre i bagnanti a immergersi in acque non sicure. In alcuni punti giudicati critici dai tecnici di Goletta Verde, infatti, è stata registrata la presenza di bagnanti, soprattutto bambini, nel punto preso in esame o nelle immediate vicinanze.

Rifiuti da pesca sul bagnasciuga

Duecentocinquantadue rifiuti ogni cento metri di spiaggia: è il dato rilevato dall’indagine sul beach litter compiuta dai volontari di Legambiente tra aprile e maggio 2017 sulla spiaggia della Brussa (Valle Vecchia) nel Comune di Caorle, su un’area monitorata pari a 4mila metri quadri.

Sporcizia che deriva anche dalle attività produttive di pesca e acquacoltura, i cui scarti raggiungono il 9% di tutti i rifiuti trovati nella spiaggia monitorata: sono state trovate 17 reti per mitili nei 100 metri esaminati, poco più della media nazionale di 14 reti ogni 100 metri. Oltre a queste reti, tra i rifiuti provenienti da attività di pesca, è stata riscontrata anche la presenza di galleggianti per reti da pesca e corde di diametro inferiore al centimetro. Il 10% dei rifiuti presenti sulle spiagge italiane proviene dagli scarichi dei nostri bagni, il 9% di questi rifiuti spiaggiati è costituito da bastoncini per la pulizia delle orecchie che vengono buttati nei wc.

«Nella nostra regione insiste la problematica legata alla presenza di rifiuti in mare derivante dalle attività della pesca – commenta Andrea Ragona, della segreteria regionale di Legambiente Veneto – Il marine litter è un problema troppo spesso sottovalutato. È arrivato il momento di mettere in campo, una volta per tutte, serie strategie di prevenzione, non solo limitando l’ingresso dei rifiuti in mare ma anche stringendo accordi con le associazioni di pescatori affinché collaborino al recupero di materiali quali reti per mitili, galleggianti per reti da pesca che rappresentano un serio problema per lo stato di salute delle acque e che invece possono diventare una risorsa».

Litorali: promossi e bocciati

I tecnici di Goletta Verde hanno campionato due punti in provincia di Rovigo: alla foce del Po delle Tolle, in località Barricata a Porto Tolle, e presso la spiaggia libera di Caleri in località Marina di Caleri, nel comune di Rosolina, entrambi risultati “entro i limiti”.

Otto, invece, i campionamenti effettuati in provincia di Venezia: di questi, due sono risultati “inquinati”, la foce del fiume Brenta, in località Isola Verde a Chioggia, e la foce del fiume Piave presso Lido di Jesolo, a Jesolo.

Giudizio positivo per tutti gli altri punti campionati, di cui cinque sulle spiagge: a Punta Sabbioni e a sud del fiume Sile, nel comune di Cavallino Treporti, sulla spiaggia presso Laguna del Mort, in località Eraclea Mare nel comune di Eraclea, sulla spiaggia presso via Lepanto, in località Porto Santa Margherita, a Caorle, e sulla spiaggia Brussa, in località Porto Baseleghe.

“Entro i limiti” anche il giudizio emerso dai campionamenti effettuati nel punto di uscita della laguna, alla fine di lungomare Dante Alighieri, in località Punta Sabbioni, nel comune di Cavallino Treporti.

Depurazione, Veneto a due facce

Sul fronte della depurazione il Veneto ha due facce, dice la ricerca di Legambiente. Sulla fascia costiera e immediatamente alle spalle i comuni hanno molto investito nel sistema della depurazione. Tutt’altro discorso per la fascia pedemontana e delle prime risorgive, che invece è in grave ritardo, come nel caso di Treviso. «Ecco perché chiediamo alla Regione e alle amministrazioni comunali, in particolar modo dell’entroterra, di non abbassare la guardia – dice Ragona – sul fronte della depurazione e di utilizzare, laddove necessario, i nuovi strumenti repressivi previsti dalla Legge 68 del 2015 sugli Ecoreati in caso di scarichi illeciti, per definire le cause che compromettono lo stato di salute di mare e fiumi».

La replica della Regione: “Foci stabilmente non balneabili”

Non si fa attendere la replica della Regione Veneto, per bocca di Gianpaolo Bottacin, assessore all’ambiente e protezione civile: «È strumentale – afferma l’assessore – parlare di inquinamento alle foci dei fiumi, come fa Legambiente, in quanto si rischia di disinformare fornendo dati relativi a siti dove la balneazione è già di per sé stabilmente interdetta». Assicura che «tutti i lidi del Veneto sono aperti alla balneazione», e sottolinea che «i controlli durante la stagione balneare prevedono l’analisi di parametri microbiologici indicatori di contaminazione fecale, escherichia coli e enterococchi intestinali, legata soprattutto agli apporti dei reflui urbani. Quando questi parametri sono ‘fuori legge’ vengono informati i Comuni che attivano l’ordinanza di divieto di balneazione».

Foto: la foce del Brenta a Chioggia, via velaveneta.it

 

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